I link che seguono forniscono la collocazione della pagina attuale nella gerarchia di navigazione.

  • Efesini 4, 26

    di Paolo Ribet

    «Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sulla vostra ira
    Nel contesto storico attuale, di fronte all’esplosione di violenza (fisica e verbale) in ogni parte del mondo c’è chi chiede a gran voce che alla violenza si risponda con una violenza maggiore, tanto che viene da domandarsi se abbia ancora senso fermarsi sul concetto di amore – che pure è centrale nel Nuovo Testamento. Molti sono quelli che invocano la distruzione fisica dei combattenti dell’Isis e dei terroristi che possono infiltrarsi in qualunque momento, in qualunque luogo.

    continua »

  • Efesini 5, 2

    di Paolo Ribet

    «Camminate nell’amore come anche Cristo vi ha amati
    Nota Paolo Ricca che oggi le chiese guardano molto alla “confessione di fede” e che colui che aderisce ad una chiesa viene definito un “credente”, mentre forse sarebbe più corretto definirlo un “amante”. Se le chiese, conclude Ricca, avessero saputo e voluto affiancare alla loro “confessione di fede” una “confessione di amore” e una “confessione di speranza”, la storia sarebbe stata sicuramente diversa. Queste osservazioni, benché siano volutamente provocatorie, vanno prese molto sul serio.

    continua »

  • Geremia 2, 13

    di Paolo Ribet

    «Il mio popolo ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d'acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l'acqua
    Il profeta Geremia usa una immagine molto efficace, che sarà utilizzata anche da Gesù: Israele ha lasciato Dio, la fonte di acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate, che non tengono l’acqua. Egli ci invita dunque a lasciare la religiosità stantia per la freschezza della fede animata dallo Spirito. Siamo chiamati a vivere l’evangelo della grazia di Dio, diventando testimoni e portatori nel mondo in cui siamo immersi di quell’amore che in Cristo abbiamo ricevuto abbondantemente.

    continua »

  • II Corinzi 3, 17

    di Paolo Ribet

    «Dov’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà».
    Più ci penso e più me ne convinco: la ricorrenza del XVII Febbraio non può esse considerata semplicemente la “festa dei Valdesi” o degli Evangelici italiani. Certo, il 17 Febbraio del 1848 il re Carlo Alberto ha firmato le Lettere Patenti con cui venivano concessi i diritti civili ai Valdesi (e, qualche tempo dopo, anche agli Ebrei). Ma il valore di quell’atto va al di là delle sole vicende valdesi e riguarda l’Italia intera. Infatti, quando un popolo impone ad una sua componente minoritaria dei limiti, delle restrizioni alla libertà e chiude i cancelli dei ghetti (di qualunque tipo essi siano: fisici, morali o legali), chiude di fatto se stesso in una gabbia fatta di paure, di preconcetti, di oscurantismi e di violenza.

    continua »

  • Isaia 55, 11

    di Paolo Ribet

    «La mia parola non torna a me a vuoto»
    Nella storia della prima evangelizzazione, subito dopo il 1848, c’è un fatto che mi è sempre rimasto impresso: i Valdesi seppero intraprendere l’opera di predicazione dell’Evangelo non solo con un’energia fino ad allora insospettabile, ma anche con profonda chiarezza teologica. Infatti, il Sinodo del 1855 votò un ordine del giorno che può portare ancora oggi un insegnamento profondo. In esso si affermava: «Il Sinodo, desiderando prevenire ogni malinteso sul carattere dell’opera di evangelizzazione fatta dalla Chiesa valdese, dichiara all’unanimità: il solo scopo della Chiesa valdese nell’annuncio del Vangelo fuori dal suo ambito è di obbedire all’ordine del Signore: “Predicate il Vangelo a ogni creatura” e di condurre le anime alla conoscenza e all’obbedienza di Gesù Cristo. Di conseguenza essa non ha alcuna pretesa d’imporre loro una forma ecclesiastica». 

    continua »

Consulta le pagine