Il racconto del consueto appuntamento con i fratelli e le sorelle provenienti dal Ghana
Domenica 29 marzo si è tenuta la Convention Ghanese a Verona. L’incontro, promosso dalle sorelle e dai fratelli provenienti dal Ghana, membri delle chiese metodiste e valdesi in Italia è un’occasione ricorrente che da venticinque anni offre una giornata di incontro, di condivisione e soprattutto di culto e lode al Signore che, per un altro anno, ci è rimasto vicino con la sua benedizione.
Tuttavia venticinque anni sono anche l’occasione per riflettere su questo momento, perché in un quarto di secolo molto è cambiato: le nostre chiese non solo hanno riflettuto sul cammino di “Essere Chiesa Insieme”, ma soprattutto lo hanno praticato e le specificità locali che lo hanno accompagnato sono giustamente viste non come deviazioni da un ipotetico percorso prestabilito, ma come arricchimento reciproco attraverso i diversi doni che lo Spirito Santo concede alle sue figlie e ai suoi figli.
E così anche la Convention, appuntamento che da questo cammino è plasmato, è cambiata, è diversa da come era nata anche perché è l’incontro di persone reali davanti al Signore e in un quarto di secolo le persone cambiano, crescono con il confronto con fratelli e sorelle, con la testimonianza offerta e ricevuta nelle chiese e nelle città in cui vivono.
La Convention è cambiata nella sua composizione: la presenza di sorelle e fratelli delle chiese locali, qualunque sia la loro cultura o il loro Paese di provenienza, non è più un’eccezione o una presenza strettamente marginale. Ed è cambiata perché chi ha partecipato alle Convention dalle prime edizioni ha venticinque anni in più: non è un’affermazione lapalissiana, ma la constatazione che fratelli e sorelle che condividono il culto hanno attraversato cambiamenti nati dagli incontri reciproci, dal confronto fra culture, lingue e sensibilità liturgiche diverse, da esperienze di vita che interrogano la fede e la sua espressione.
La Convention è cambiata anche nella sua apertura al luogo in cui si svolge; il pregare per il bene della città, che il Signore ci rivolge attraverso le parole di Geremia, prende concretezza in significativi incontri personali. Il culto è sempre più vissuto come occasione di lode e ascolto della Parola rivolto non solo alla chiesa tutta, ma anche alla città in cui ha luogo. La presenza del vescovo cattolico-romano di Verona e messaggi dal sindaco e dalla giunta comunale indicano chiaramente la voglia di aprirsi a un momento di condivisione all’esterno delle nostre chiese e anche la risposta della città alla nostra presenza.
Ed è dunque sempre più chiaro che la Convention deve continuare a cambiare se vuole essere un evento in cui si incontra la chiesa di oggi e non quella di un quarto di secolo fa. Vivremo, a Dio piacendo, delle Convention a cui parteciperanno fratelli e sorelle che anno dopo anno vivono nella loro esistenza l’incontro fra culture diverse, sia perché ormai risiedono in un luogo diverso da quello da cui provengono, sia perché vivono con sempre maggior naturalezza la vita di chiesa con persone che hanno una provenienza diversa dalla loro. Vivremo delle Convention in cui sempre più occorrerà prestare attenzione alle lingue dei partecipanti, non dando per scontato la tua comprensione del mio parlare e viceversa e dunque assumendo la sfida della traduzione, non solo fra diverse lingue, ma anche fra diverse spiritualità e teologie che accompagnano le nostre diverse origini. Vivremo delle Convention che daranno un sempre maggior peso all’aspetto di testimonianza pubblica ed evangelizzazione, oltre a quello, che non verrà meno, dell’edificazione dei e delle partecipanti.
Le sorelle e i fratelli che si impegneranno nell’organizzazione dei futuri incontri come questo che ci verrà dato di vivere hanno di fronte una sfida non indifferente. Eppure tale sfida è ineludibile, ha a che fare con il mandato profetico della chiesa: suo compito non è mettere in mostra che cosa essa sia, ma provare a discernere e testimoniare cosa ritiene che il Signore voglia che essa divenga, per essere sempre più uno strumento di annuncio del Regno di Dio che viene in una società che di questo annuncio ha un gran bisogno.
