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Una visione saggia e intelligente per il bene comune

Una riflessione sulle elezioni di midterm negli Stati Uniti

“Prendete nelle vostre tribù degli uomini savi, intelligenti e conosciuti, e io ve li stabilirò come capi”. E voi mi rispondeste dicendo: “E’ bene che facciamo quello che tu proponi”.

(Deut 1: 13-14)

Su questi versetti il puritano Thomas Hooker, emigrato in America, predicò nel 1631 a Hartford, nell’attuale Connecticut. Un sermone in cui fondava biblicamente il diritto per l’assemblea dei fedeli di eleggere i propri capi e rappresentanti. Un diritto che viene da Dio, che va esercitato in modo consapevole e che pone vincoli e confini all’autorità degli eletti, che dovranno sempre rendere conto di scelte e decisioni all’assemblea dei credenti.

Mi sembra che si possa tracciare una linea diretta tra questa predicazione e le denunce del nazionalismo cristiano che adora il potere da parte di James Talarico, neosenatore democratico eletto quasi a sorpresa in Texas. Presbiteriano, già studente in teologia, è diventato un simbolo delle recenti elezioni midterm negli Stati Uniti. La sua è stata una campagna elettorale senza violenza nei confronti dell’avversario, puntata a richiamare i valori profondamente cristiani della solidarietà, della capacità di sostenere chi ha bisogno, dell’accoglienza e del rispetto. Una campagna che ha evidentemente fatto presa su di un elettorato tradizionalmente conservatore, in maggioranza repubblicano, che solo due anni fa aveva scelto senza incertezze Trump, i suoi atteggiamenti sfidanti e autoritari, la sua promessa di un’America grande e potente a scapito però di molti, sia all’interno, sia all’esterno.

Quanto promesso non si è poi realizzato, anzi, sembra proprio che molte cose siano andate all’opposto di quanto gli elettori si aspettavano. Un patto che si è rotto, una fiducia che non c’è più. Crisi economica, guerre esterne, violenza e arbitrii all’interno, corruzione e arricchimento di pochi: anche il trionfalismo conservatore e individualista di certe predicazioni a sostegno dell’attuale presidenza si è incrinato di fronte a tutto questo, mentre il senso di comunità e di reciproco sostegno sembra aver ripreso energia. La fede espressa da diversi candidati democratici, poi eletti, è stata la base di un impegno altruista e convinto per gli altri e accanto agli altri. In sintonia con quanto fatto da esponenti di denominazioni storiche in passato. Una fede che non esclude, ma che vuole rispettare i patti sulla base di valori condivisi e di una comune umanità.  

Gli Stati Uniti sono sempre stati religiosamente e socialmente dinamici: qui i cambiamenti si susseguono con rapidità. Alle elezioni di midterm ci si aspettava una modifica degli equilibri politici, ma inaspettata è stata la proporzione e la profondità di quanto è avvenuto. Difficile dire se questa sia una tendenza che durerà a lungo. Ciò che appare importante è il recupero di una dimensione comunitaria, la capacità di ascoltare e di dialogare. Che dovrebbe permettere agli eletti, con il sostegno degli elettori, di avere una visione ampia che sappia unire, che sappia consolare, che sappia incoraggiare, che sappia accogliere. Che sappia essere “savia e intelligente” per il bene comune, come Thomas Hooker immaginava.

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