La Comunione dello Spirito Santo rende partecipata l’opera del Padre e del Figlio e costituisce il legame che unisce i e le credenti tra loro e con Dio
“La grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.
2 Corinzi 13,13
Nel 1980 veniva pubblicato il libro del teologo tedesco Jürgen Moltmann Trinità e Regno di Dio, in cui l’autore propone una dottrina “sociale” della Trinità descrivendo quest’ultima come una “pericoresi” (inabitazione reciproca) delle tre persone divine (Padre, Figlio, Spirito Santo). Non tre divinità separate o una sola persona con tre ruoli; ma tre persone in una costante, libera e reciproca inabitazione e comunione d’amore. L’enfasi è posta dunque sulla relazione, sulla comunità (koinonia) e sulla solidarietà. La creazione stessa è invitata a partecipare alla comunione trinitaria, trasformando il mondo in una “comunità aperta” che rispecchia la relazione divina.
La formula liturgica trinitaria della II Corinzi è divenuta una benedizione molto usata nella chiesa cristiana. Non è in nome di un Dio genericamente uno che si rivolge il saluto benedicente alla comunità di credenti, ma di un Dio che già in sé è una società di persone in relazione tra loro dove ognuna partecipa alle altre. La grazia di Gesù Cristo, cioè l’evento storico della salvezza, è possibile grazie all’amore di Dio per le sue creature ed è donato all’umanità mediante la comunione dello Spirito Santo. L’amore di Dio si manifesta nella salvezza in Gesù Cristo e nella comunione con le sue creature garantita dallo Spirito Santo. La Comunione dello Spirito Santo rende partecipata l’opera del Padre e del Figlio e costituisce il legame che unisce i e le credenti tra loro e con Dio.
In un mondo che sperimenta divisioni di carattere sociale, economico e politico, ricordare attraverso un’antica formula liturgica che noi esseri umani siamo una grande comunità ricca di doni che riflette una armonia e una comunione più grande, potrebbe essere già di per sé una benedizione.
