La rubrica “Cristiani nel mondo” del pastore Luca Maria Negro
Con la rubrica «Cristiani nel mondo» vogliamo fare un viaggio virtuale attraverso la «ecumene» cristiana. «Ecumene», da cui deriva il concetto moderno di «ecumenismo», cioè il dialogo tra le diverse chiese cristiane, ha un significato non solo teologico ma anche (anzi, in primis) geografico, perché viene dall’espressione greca he oikoumene ghé, la terra abitata.
Il nostro viaggio finora ha toccato paesi (e cristiani) colpiti o quanto meno minacciati dalla guerra: l’Iran, Cuba, la Groenlandia. Oggi ci spostiamo in un continente minacciato dai cambiamenti climatici: le isole del Pacifico, e precisamente le Isole Figi. E ci fermiamo a Togoru, un villaggio sulla costa meridionale di Viti Levu, a un centinaio di chilometri dalla capitale Suva, luogo simbolo dei danni irreversibili creati dall’innalzamento delle acque dovuto al riscaldamento globale. Qui a Togoru da alcuni anni l’oceano inghiotte ogni anno da 120 a 150 centimetri di terra, e ha già inghiottito diverse case, campi e persino il camposanto. E proprio qui, il 16 aprile scorso, la Conferenza delle Chiese del Pacifico (Pacific Conference of Churches, PCC), in collaborazione con il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e in concomitanza con l’incontro dei leader delle Chiese del Pacifico, ha lanciato il Decennio ecumenico di azione per la giustizia climatica, un’iniziativa del CEC che chiede alle chiese, nei prossimi anni fino al 2035, di impegnarsi per una vera e propria «conversione ecologica», compiendo un «pellegrinaggio profetico di pentimento, trasformazione e speranza… allontanandosi dai sistemi di peccato e ingiustizia ecologica».
Le Chiese del Pacifico hanno voluto lanciare il Decennio con una cerimonia speciale che includeva preghiere, inni, gesti simbolici e testimonianze di abitanti del villaggio di Togoru, e con un «appello all’azione e alla speranza» in cui si legge: «Insieme, nell’amore, noi vogliamo dire la verità e prenderci cura del creato. Insieme, nella fede, camminiamo insieme per la trasformazione. Insieme, nell’azione, costruiamo speranza per il futuro».
Oltre ai leader protestanti, anglicani e cattolici della regione, e ad esponenti politici e della società civile delle Figi, alla cerimonia ha partecipato anche il segretario generale del CEC, il pastore Jerry Pillay, che ha espresso apprezzamento per il forte impegno delle Chiese del Pacifico per la salvaguardia del creato, tema sul quale hanno saputo sensibilizzare anche l’ecumene mondiale portando la loro «testimonianza profetica».
Come le altre nazioni insulari del Pacifico, le Isole Figi sono in maggioranza cristiane, anche se esistono minoranze indù e musulmane. Il cristianesimo è stato introdotto nel 1835 da missionari metodisti, il che spiega il perché proprio la Chiesa metodista sia la più grande denominazione cristiana del paese, con il 35% del milione scarso di abitanti. Proprio a Suva, capitale delle Figi, ha sede la PCC, organismo ecumenico regionale creato sessant’anni fa, di cui fanno parte protestanti, anglicani e, dal 1976 a pieno titolo, anche i cattolici.

Un momento della cerimonia di Togoru. Foto Marcelo Schneider/WCC
