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Quali modi per preservare la creazione?

Ambiente e religione nell’esperienza di un campo internazionale della Cevaa in Togo

La settimana dal 20 al 26 luglio ha visto lo svolgimento del campo internazionale della Cevaa al Collège Protestant di Kpalimé, in Togo, evento a cui hanno partecipato numerosi giovani provenienti da diverse parti del mondo. In un clima di interculturalità e di scambio, i sette giorni sono trascorsi all’insegna di un unico e internazionale argomento: l’ambiente. La Cevaa, Communauté d’Eglises en Mission, ha deciso di dedicare a questo tema un intero quadriennio (2024-2028), in un programma che vede il suo messaggio centrale riassunto nella frase «Abitare diversamente la creazione»: l’obiettivo è di trovare nuovi modi di vita che non danneggino la Terra ma che, anzi, ne aiutino la preservazione.

Attorno a questo tema si sono riunite 35 chiese di 25 Paesi differenti, in un’atmosfera che ha visto il dialogo tra africani, europei, sudamericani e oceaniani. Luogo del campo è stato Kpalimé, in Togo, nell’Africa occidentale. La cittadina ha accolto festosamente i nuovi arrivati lunedì 20 luglio con il culto di apertura, occasione che ha permesso di scoprire per la prima volta come venisse vissuta la fede localmente. Infatti, se nell’ottica europea vi è una tendenza a “relegare” la religione a specifici momenti, come quello del culto domenicale, molto differente è la situazione per le chiese sorelle degli altri continenti: la fede pervade ogni aspetto della vita quotidiana. Le attività del campo venivano svolte sempre all’insegna di una preghiera, e frequenti erano i canti, che costituivano al contempo una testimonianza del proprio credo ma anche un momento di gioia. Se, inizialmente, poteva esserci un leggero stupore di fronte a tanto entusiasmo, al terzo giorno della settimana il piede batteva facilmente il tempo e la voce intonava spontaneamente le note giuste.

Tuttavia, in un clima di allegria condivisa, l’argomento scelto dal campo non sempre era portatore di buone notizie. Centro focale è stato l’ambiente e la sua salvaguardia, in particolare a fronte dei nuovi tragici cambiamenti dovuti all’aumento della temperatura globale. Nonostante lo sconforto e la disillusione che tale argomento poteva portare, si è cercato di mantenere viva la speranza, evitando di sprofondare in un atteggiamento fatalista. Molti dei seminari si sono concentrati sulle attività che ogni individuo e comunità possono svolgere in favore dell’ambiente, dal riciclaggio dei rifiuti al consumo consapevole delle risorse a nostra disposizione. Lo scambio di idee e di progetti è stato ulteriormente incentivato dalle presentazioni fatte dalle diverse chiese, dove, insieme a una breve storia della loro comunità, venivano esposte le attività in favore dell’ambiente realizzate dai giovani: ciò ha permesso di scoprire nuove iniziative, molte delle quali praticabili anche nei campi giovani locali.

Se le mattinate erano dedicate agli aspetti più teorici del campo, i pomeriggi invece prevedevano attività manuali: si poteva scegliere tra le prove della corale, lo sport oppure mestieri pratici legati alle tradizioni locali, quali creare braccialetti oppure costruire cesti di vimini. In aggiunta, una giornata è stata interamente dedicata alla scoperta della cucina locale, attraverso la preparazione di piatti tipici dell’Africa occidentale: la salsa kontomire, l’ablò e lo zowè, tre alimenti che hanno costituito il pranzo comunitario della giornata. Il venerdì, invece, siamo partiti alla scoperta dei luoghi locali: in particolare, grande successo hanno avuto le cascate di Kpalimé, raggiungibili dopo un breve percorso a piedi, e il Castello di Viale, situato in cima a un altopiano dal quale si poteva godere la vista sulle foreste sottostanti. La gita è stata inoltre un’occasione per scoprire la vita della cittadina, praticata in maniera differente rispetto agli standard occidentali cui siamo abituati.

Il campo si è chiuso ufficialmente domenica 26 luglio con un ultimo culto celebrativo, segnato però anche da una lieve malinconia all’idea dell’imminente partenza. I sette giorni di attività hanno visto, infatti, oltre a un grande impegno per l’ambiente, anche la nascita di nuove amicizie, culminate nell’impegno di rimanere in contatto. Ed è proprio in questo elemento che risiede l’importanza dei campi di giovani: la creazione di legami, la costruzione consapevole di una comunità internazionale impegnata a lottare per un futuro migliore, nonostante le avversità, nonostante le difficoltà.

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