Una riflessione sulla Domenica delle Palme
Sovente, quando si delineano scenari di conflitto, si può sentire l’esigenza di invocare “l’uomo forte”, il deus ex machina che ribalti il tavolo e che porti soluzioni pronte e immediate.
Guide forti sono quelle che esprimono il potere a partire dalla forza e dal controllo. Nelle democrazie moderne l’uso della forza è bilanciato dall’autonomia dei poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo, mentre nelle dittature il potere è accentrato. Nell’antica Grecia governava la figura del tiranno, mentre a Roma i dittatori venivano nominati per rispondere in emergenza a casi eccezionali, ma anche loro col potere di decidere autocraticamente su tutto e su tutti: capi militari o condottieri che risollevavano le sorti del popolo con l’aiuto di Nike, dea della vittoria, il cui simbolo era proprio quello della palma.
Anche Gesù, entrando a Gerusalemme prima della Pasqua ebraica, viene accolto da una folla gioiosa e festante, che stende palme e mantelli al suo passaggio; Palme e mantelli erano simboli regali che consacravano il prode vittorioso sui nemici e sugli oppressori. Per la folla Gesù è il re trionfante, il messia glorioso, colui che è osannato e colui che può sconfiggere definitivamente l’oppressione imperiale e ridare dignità politica al popolo! Hosanna!
Gesù però non è un eroe, ma è il Salvatore del mondo e con questo coro trionfante inizia la sua salita verso la croce. L’ingresso a Gerusalemme racconta Colui che, giunto al massimo del potere e della gloria umani, si abbassa e si compenetra con l’umanità per essere innalzato sulla croce: l’insegna regale “INRI” diventa appellativo di scherno. Ogni particolare è raccontato a più voci dai Vangeli, che descrivono il benefico contrappunto di Gesù e questo canto forte che osanna al trionfante campione!
Un minuscolo dettaglio, lascia intuire il tema dell’amore, della relazione e della cura nella storia della salvezza: Gesù entra a Gerusalemme su un asinello, un puledro d’asina, un cucciolo destinato a imparare la strada che il suo padrone gli insegnerà, per percorrerla poi ogni giorno, portando con amore il suo carico. Anche Gesù, come il puledro d’asina, porta con amore i pesi dell’umanità.
Al contrario dei potenti, che montano sui cavalli e fanno guerra, Gesù si fa prestare un asinello, e cammina lentamente sulla via della pace: il principe della pace, scrive il profeta Zaccaria, arriva a Sion su un puledro d’asina.
Nel racconto delle Palme però Gesù, vero principe di pace, non vuole diventare re: il regno e l’impero non gli interessano. Egli offre la sua pace come abbondanza di relazioni, amore condiviso e rinvigorente, vita orientata al bene, benedetta e amata dal Signore per tutti e tutte. Per dirla parafrasando le parole dell’evangelista Giovanni: una casa con tante dimore in cui tutti e tutte possano abitare nella gioia.
Alla fine dell’’800 è stato ritrovato un antico graffito che scambia beffardamente le fattezze di Gesù sulla croce con quelle di un asino: il graffito di Alessameno, disegnato attorno al terzo secolo prima che la fede e l’impero si alleassero, è una antichissima immagine della crocifissione.
Laddove il male sa esprimersi solo con la semantica della forza, della denigrazione, dell’oppressione e della morte, Gesù umile e mansueto, dona pace, salute e vita eterna.
Scenari antiquati, ma che a ben rifletterci rispecchiano forme ancora attuali di fede: da una parte la tentazione di correre dietro al valoroso “uomo forte” di turno, dall’altra, la sequela di Cristo che ci ricorda la pace. Essa è più grande della vittoria e di qualsiasi altra divinità gloriosa, perché accoglie vincitori e vinti in uno stesso abbraccio, quello del Vivente.
La storia delle Palme racconta di un Dio mite, che non desidera regnare o usare categorie di potere, bensì accogliere pienamente ogni creatura. Le dinamiche che regolano questa vita nuova sono quelle dell’amicizia, dell’affetto, del rispetto e della felicità reciproche e comuni.
Non ci sono vinti e non ci sono vincitori, perché il premio è nella gioia dello stare insieme, è nel senso che la vita riceve nel dono. Alto e basso, povertà e ricchezza, genere, provenienza, retaggio e potere e sapere sono risignificati in modo tale che ogni voce possa esprimersi in una meravigliosa polifonia e non nell’unico canto forte.
L’umiltà e l’abbassamento di Gesù sono la strada che, percorsa una volta per tutte fino alla croce, permette gioia piena a tutti e tutte alla gloria di Dio.
