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Perdono è vita

Il perdono è un atto creativo perché fa del peccatore una creatura nuova

“Presso di te è il perdono, perché tu sia temuto“.

Salmo 130,4

Devo perdonare? Certo, perché se serbo dentro di me aggressività verso il prossimo, danneggio soprattutto me stesso. Perdonare ci aiuta a vivere una vita più felice. Lo dicono tutte le guide di psicologia e di auto-ottimizzazione. Oggi il perdono fa parte della ricerca diffusa di wellness ed è quindi parte della nostra cultura; cosa che da una parte è positiva, dall’altra toglie al perdono il suo carattere straordinario e profondo. Diventa qualcosa di simile a “una grazia a buon prezzo”.

All’inizio del culto domenicale chiediamo a Dio il perdono dei peccati. Questo è giusto, ma la forma ritualizzata porta con sé il pericolo che, più di una vera domanda di perdono, diventi un rito di autoconferma della propria identità protestante di peccatori perdonati.

L’abbinamento delle parole “perdono” e “temere” nel Salmo 130 ci ricorda invece che il perdono è qualcosa di grandioso e straordinario che rompe tutti gli schemi e suscita timore. Temere, qui, non significa avere paura, ma provare un profondo rispetto e stima, un sentimento reverenziale verso un’autorità superiore. Dio non perdona per ottimizzare il proprio wellness, ma per il suo amore traboccante. Il suo perdono può fare di un Saulo un Paolo, può dare nuova vita, liberare dal peccato e dalla morte.

Il perdono è un atto creativo perché rompe le catene del nostro mondo deterministico e crea vita dove vita non c’era. Fa del peccatore una creatura nuova. Dio mostra la sua divinità proprio in questo: nel rendere giusto il peccatore.

Sia lode e gloria al Dio onnipotente e misericordioso che ci perdona e ci rende figli e figlie suoi.

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