ArticoliUn pensiero in libertà

Paradossi della democrazia

La rubrica “Un pensiero in libertà” del pastore Marco Di Pasquale

Tra le molte fragilità della democrazia, Ernst-Wolfgang Böckenförde, un giurista tedesco della seconda metà del Novecento, ne individuò una particolarmente profonda: lo Stato liberale vive di presupposti che non è in grado di garantire con i propri mezzi. La democrazia può stabilire regole, procedure e diritti; non può però imporre autoritariamente quelle convinzioni condivise, quel senso di appartenenza e quella fiducia reciproca senza di cui le regole finiscono per perdere efficacia.

Il paradosso di Böckenförde richiama una questione che un altro filosofo tedesco, Carl Schmitt, pur provenendo da una prospettiva fortemente critica verso la democrazia liberale, aveva formulato nel 1932 in termini di rapporto fra legalità e legittimità. La legalità riguarda la correttezza delle procedure nella gestione dello Stato rispetto alle leggi stabilite; la legittimità riguarda invece le ragioni profonde per cui una comunità riconosce come proprio un ordinamento politico e le sue leggi, anche quando esse siano stabilite correttamente dal punto di vista formale. Nessuna procedura, da sola, può generare il consenso che la rende possibile. Quando la legittimità si indebolisce, anche la legalità rischia di apparire come un meccanismo vuoto.

Forse è anche questo uno degli aspetti della crisi che attraversa oggi molte democrazie occidentali. Crescono la sfiducia nelle istituzioni, la frammentazione culturale, la difficoltà di riconoscere un terreno comune di valori e di fatti condivisi. Si fa via via più fragile il consenso su ciò che può essere considerato legittimo nello spazio pubblico. Si continua a votare, ma diventa difficile riconoscersi come parte della stessa comunità politica. Il dibattito pubblico tende allora a ridursi a una contrapposizione permanente, nella quale prevale la ricerca del consenso immediato più che la costruzione di un bene comune.

Norberto Bobbio ricordava che la democrazia è anzitutto un insieme di regole del gioco. Ma ogni gioco presuppone che i partecipanti accettino concordemente di giocarlo secondo quelle regole. Se questa disponibilità viene meno, nessuna norma può sostituirla del tutto.

Il paradosso di Böckenförde conserva così tutta la sua attualità: la democrazia non può vivere soltanto di leggi, perché le leggi stesse si reggono su qualcosa che le precede. E ciò che le precede non nasce nei palazzi del potere, ma nella vita civile, nella cultura, nell’educazione e nelle relazioni che tengono insieme una società. La democrazia richiede cittadini e cittadine capaci non solo di rivendicare diritti, ma anche di esercitare responsabilità, ascolto e rispetto reciproco. È lì, prima ancora che nelle istituzioni, che si decide la sorte della convivenza democratica.

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