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Operatori di pace

Davanti al mondo conta il più forte, il vincitore; davanti a Dio conta chi ama il prossimo e si adopera per la pace

“Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio“.

Matteo 5,9

Nel mondo competono tanti interessi particolari e individuali, e i conflitti che ne derivano troppo spesso non vengono risolti in modo pacifico, ma con la forza. Vince il più forte – almeno a volte; più spesso perdono tutti. I conflitti armati possono avvelenare i rapporti per generazioni.

Gesù ci ha dato le istruzioni e l’esempio di come interrompere questa spirale della violenza: non rispondere al male con il male, ma con il bene, oppure porgere l’altra guancia. Gesù stesso ha vissuto questo principio fino alla sua morte in croce.

Nelle varie scuole teologiche si dibatte su quanto questi principi siano adatti a tutte le situazioni, ad esempio su un piano politico. Perfino per la vita individuale, ad esempio sul posto di lavoro, un tale atteggiamento può sembrare a volte controproducente. Questi dubbi sono materia della riflessione etica, che da sempre si interroga su come vivere il radicalismo dell’Evangelo nelle complessità delle strutture politiche e sociali. Tuttavia, al di là delle singole azioni in contesti specifici, indubbiamente l’orizzonte e l’impegno del cristiano devono essere orientati alla pace, che nella Bibbia è giustizia e pienezza di vita.

Adoperarsi per la pace nel senso in cui Gesù l’ha insegnato e vissuto include la disponibilità al sacrificio, alla rinuncia, a subire il male. Seguire Gesù ha un suo prezzo e, nel mondo, chi lo segue viene facilmente visto come un perdente. Gesù chiama questi perdenti “beati”, perché il regno di Dio è vicino. Davanti al mondo conta il più forte, il vincitore; davanti a Dio conta chi ama il prossimo e si adopera per la pace. Il mondo passa, il regno viene. Beati coloro che saranno chiamati figli e figlie di Dio.

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