Nonostante la nostra incredulità e le nostre obiezioni, non stanchiamoci di pregare perché il Signore è attento e misericordioso
“Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia”.
Salmo 66,20
Nel 1971 il sociologo e teologo francese Jacques Ellul scriveva il libro L’impossibile preghiera che già dal titolo faceva intendere come questa dimensione della spiritualità personale stesse attraversando un periodo di crisi, e senza troppi scrupoli egli ne illustrava tutte le ragioni. Ellul precisa però che la preghiera è impossibile perché l’essere umano non è naturalmente incline a essa, non si tratta di un suo bisogno naturale né di una pratica meccanica, ma di un atto di obbedienza al comandamento di Dio: «vegliate e pregate», spesso vissuto come una lotta interiore contro le proprie resistenze, che conduce però alla libertà della fede. La preghiera autentica nasce dunque dalla grazia di Dio.
Le parole del Salmo 66 sono di chi ha sperimentato l’ascolto da parte del Signore delle proprie preghiere in un momento di prova e di sofferenza; di chi non ha smesso di rivolgersi a Dio confidando in quella relazione vitale, anche quando potrebbe sembrare che Dio volga altrove il suo volto. In questo senso, la dimensione della preghiera è un vivere alla presenza di Dio. Pertanto essa non è un esercizio accidentale, ma appartiene alla totalità della vita, è la trama ininterrotta (come diceva Ellul) sulla quale viene a fissarsi il ricamo delle proprie occupazioni, decisioni, sentimenti, azioni.
Abbiamo ancora la forza di pregare, in un tempo come quello che stiamo attraversando in cui le nostre richieste sembrano essere costantemente disattese? Abbiamo il coraggio di rimanere aperti all’ascolto della parola di Dio per coglierne la sua presenza e l’azione della sua grazia? Nonostante la nostra incredulità e le nostre obiezioni, il Salmo ci invita a non stancarci di pregare perché il Signore è attento e misericordioso.
