ArticoliUn pensiero in libertà

Metamorfosi del potere

La rubrica “Un pensiero in libertà” del pastore Marco Di Pasquale

Il potere non si lascia imprigionare in definizioni stabili; è tensione, campo di forze in cui l’umano si espone e si trasforma. In un’epoca segnata da conflitti geopolitici aperti e “nuovo disordine mondiale”, dove la sovranità ridiviene baluardo contro l’incertezza, interrogarsi sulla genesi del potere diventa necessario.

Hannah Arendt mostrava come l’uso totalitario del potere non si limiti a forzare le persone, convogliandole in una massa, ma appunto in ciò le isoli fino a far perdere loro il contatto con la realtà e il dialogo con gli altri. In tale sistema, la distinzione tra vero e falso svanisce: il suddito ideale non è chi crede ciecamente, ma chi non distingue più cosa è reale e cosa no. Il dominio si basa così sulla distruzione della capacità di pensare e giudicare. Vi si scorgono retoriche del presente, che intendono la forza come capacità d’imporre una versione unica e artificiale dei fatti, escludendo ogni critica.

Per Byung-Chul Han (Che cos’è il potere), il vero dominio non è imposizione visibile, ma capacità di produrre adesione, di far sì che si voglia “liberamente” ciò che il potere vuole. Il potere efficace non si oppone: accompagna, seduce, si ritrae. La sua forza risiede non nella costrizione ma nell’invisibilità; l’individuo non è sottomesso, ma interiorizza, coopera, si allinea. Il potere agisce oggi mediante la libertà. Nelle attuali società iper-connesse e sorvegliate, questa forma di dominio sembra prevalere, trasformando il consenso in partecipazione alla propria sottomissione.

Anche nel Vangelo di Giovanni (18,33-38) il potere viene questionato. Pilato chiede a Gesù: «Che cos’è la verità?». La domanda resta sospesa, senza risposte a lui comprensibili, rivelando una frattura: da una parte il potere che giudica e amministra; dall’altra una regalità che si fonda non sulla forza ma sulla testimonianza. «Il mio regno non è di questo mondo», dice Gesù. Non fugge la realtà, ma si sottrae alla logica del dominio. Qui il potere terreno è messo in questione nella sua radice profonda: la pretesa di coincidere con la verità.

S’intravede una traiettoria: dalla distruzione del principio di realtà e dall’isolamento, alla odierna interiorizzazione seduttiva del potere, fino alla sua crisi nel confronto con la verità. Oggi, mentre si affermano nuove tirannie e forme pervasive di controllo digitale, il potere si rivela un qualcosa che mai si possiede del tutto, micidiale ma instabile: una relazione esposta alla possibilità di essere disarticolata da una parola che non domina, ma che testimonia della verità. In tempi di urla, affermazioni perentorie e colpevoli amnesie, la forza silenziosa della testimonianza rimane una delle poche vie per sottrarre il potere alla sua nefasta deriva.

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