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“Mangiare” la Scrittura

Ezechiele ci ricorda che il mondo non ha bisogno di più slogan, ma di donne e uomini in cui la Parola è scesa nel profondo

“Figlio d’uomo, nùtriti il ventre e riempiti le viscere di questo rotolo che ti do”.

Ez 3,3

Ezechiele non vive una chiamata rassicurante: visioni che lo atterrano, un popolo ribelle, un messaggio di «lamentazioni, gemiti e guai». Dio lo rialza e lo manda sapendo che spesso non sarà ascoltato. Non promette successo, ma fedeltà alla Parola ricevuta.

I profeti come Ezechiele hanno denunciato ingiustizie molto concrete: oppressione dei deboli, culto del potere e del denaro, idoli nazionali eretti al posto di Dio. Dopo millenni, le loro parole restano scomode e attuali. Anche oggi tante voci parlano, anzi urlano per essere più forti delle altre, e si contraddicono: discernere ciò che è davvero volontà di Dio non è affatto semplice.

Per questo è decisivo il gesto del rotolo mangiato. Dio non consegna solo un testo da ripetere o da imparare a memoria, ma chiede al profeta di far entrare quella Parola nelle viscere, di lasciarsene plasmare. Quel rotolo pieno di guai risulta però in bocca dolce come il miele: la verità di Dio può far male, ma alla fine guarisce e dà sapore nuovo alla vita.

Anche noi possiamo “mangiare” la Scrittura: ascoltarla, meditarla, confrontarla con la nostra storia e con il grido dei poveri. Non ci darà sempre le risposte che vorremmo, ma ci indicherà dove stare, quali scelte sostenere, da quali falsi dèi prendere le distanze.

In un tempo di parole gridate e certezze urlate, Ezechiele ci ricorda che il mondo non ha bisogno di più slogan, ma di donne e uomini in cui la Parola è scesa nel profondo. Così, anche in mezzo ai problemi del nostro mondo, potremo sperimentare che la voce di Dio è ancora dolce come il miele ed è capace di trasformare il nostro cuore e il mondo intero.

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