ArticoliEvangelici e società

Le ragioni di un’amicizia

Una riflessione sulla Giornata della memoria

Il libro “Gesù e Israele” di Jules Isaac riassume in modo esemplare, in un condensato di pensiero e di vita vissuta, le ragioni di una ricerca sofferta sulle origini dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo cristiano, connessa inestricabilmente al ritrovamento di un’amicizia fra ebrei e cristiani che è contenuta in modo indissolubile nelle origini e nella fondazione delle due fedi. Il libro venne iniziato nel 1943, in un momento drammatico della vita dell’autore, della moglie Laure, della figlia Juliette, del cognato e del figlio Jean-Claude (l’unico che farà ritorno) arrestati dalla Gestapo e successivamente assassinati in un campo di concentramento, e fu terminato solo nel 1946. Esso si compone di ventuno propositions (argomenti) e di una conclusione pratica ed è strutturato secondo la metodologia usata ancora oggi nelle scuole francesi per la composition, il compito di storia che Jules Isaac, professore di storia (un ebreo laico che aveva combattuto nella prima guerra mondiale e che nel dopoguerra aveva lavorato per la riconciliazione tra francesi e tedeschi) ben conosceva.

Jules Isaac mette al centro della sua riflessione la dottrina della sostituzione che ha infestato le chiese cristiane, ritenendo esse di essere le portatrici della nuova alleanza fra Dio e il popolo in una sorta di sostituzione dell’alleanza fra Dio e Israele, dimenticandosi che in Romani 11,29 Paolo afferma che “i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”. Afferma acutamente Jules Isaac: “l’idea di una nuova alleanza non è estranea all’Antico Testamento: il rinnovamento, nell’ebraismo, è presente attraverso tutta la Bibbia. Possiamo paragonarlo al rinnovo della luna: è la stessa da un mese all’altro eppure è sempre rinnovata”. Cita, inoltre, il profeta Geremia: “Ecco verranno giorni-oracolo del Signore, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova… Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni-oracolo del Signore: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” (Geremia 31,31-33).

Il grande studioso ebreo di origine lituana Joseph Klausner, zio dello scrittore Amos Oz, nel suo “Gesù di Nazareth” dice: “Non c’è particolare della vita di Gesù, non una riga della sua dottrina, che non porti il segno dell’ebraismo profetico e farisaico e il bollo della terra di Israele della fine del periodo del Secondo Tempio”. Il fare memoria è un impegno costante e non episodico per le Amicizie ebraico cristiane che hanno avuto il loro inizio nel 1947 in un’Europa devastata dalla seconda guerra mondiale e sconvolta dalla scoperta della Shoah. Jules Isaac preparò diciotto proposte che serviranno come base dei dieci punti di Seelisberg e che influenzeranno positivamente la dichiarazione “Nostra Aetate” del Concilio Vaticano II nel 1965.

Fare memoria significa sviluppare il dialogo ebraico cristiano, conoscere e approfondire la storia della presenza ebraica nel mondo e anche in Italia così come la sua positiva influenza sulla nostra cultura in tutti i campi del sapere e delle attività umane. Questo, nella consapevolezza che la sua presenza ha contribuito in modo essenziale anche alla definizione della nostra identità nazionale: basti pensare al grande contributo, in proporzione alla sua entità numerica, dato dalla Comunità ebraica al Risorgimento e alla Resistenza.

Alla conoscenza biblica, teologica, culturale va sempre affiancata, come in tutte le vere amicizie, anche una conoscenza personale, evitando di avere una visione idealizzante e non concreta delle persone e prendendo esempio da chi, in situazioni estremamente difficili, in modo disinteressato, seppe dare aiuto e protezione agli uomini e alle donne ebrei negli anni susseguenti alle criminali leggi razziali del 1938, volute e promulgate dal regime fascista.

L’autore è presidente dell’Amicizia ebraico cristiana di Torino

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