La rubrica “Cristiani nel mondo” del pastore Luca Maria Negro
Ancora una volta, la scelta del paese di cui parliamo è dettata da eventi drammatici: mi riferisco al doppio terremoto (magnitudo 7,2 e 7,5) che ha colpito il 25 giugno il Venezuela, causando la morte di oltre 2500 persone, dato destinato a crescere, visto che i feriti sono almeno 11.000 e i dispersi svariate migliaia. Poche ore dopo il doppio sisma il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), pastore Jerry Pillay, ha diffuso una dichiarazione in cui assicura le preghiere del Consiglio “per coloro che hanno perso i loro cari, per il recupero sicuro dei dispersi, per il popolo del Venezuela per cui la devastazione apportata da questo disastro naturale si aggiunge alle attuali sfide del Paese”. Pillay invita la comunità internazionale e le chiese membro del CEC a “rispondere con generosità” a questa emergenza.
A livello internazionale si è subito mobilitata l’Alleanza ACT – Azione Comune delle Chiese, un organismo che riunisce 160 agenzie umanitarie ecumeniche (prevalentemente protestanti) di 120 paesi. Nell’appello dell’Alleanza ACT, anch’esso diffuso il giorno stesso del sisma, si legge che gli aiuti saranno canalizzati attraverso tre membri dell’Alleanza che lavorano da anni in Venezuela: il Servizio di aiuto nelle catastrofi della Diaconia evangelica tedesca (Diakonie Katastrophenhilfe), l’agenzia riformata svizzera HEKS/EPER e, a livello internazionale, la Federazione luterana mondiale.
Sul piano locale si segnala in particolare l’azione di soccorso della Convenzione nazionale battista del Venezuela (CNBV, con oltre mille chiese nel paese) che, come ha spiegato in un video su Facebook il suo presidente, pastore Eleazar Bermudez, ha trasformato il proprio centro nazionale di Caracas nella sede di smistamento degli aiuti e coordinamento dei volontari impegnati nella distribuzione.
I battisti sono una delle principali denominazioni evangeliche in un Paese che noi siamo abituati a pensare come fondamentalmente cattolico. In realtà, come è il caso di molti altri paesi latinoamericani, la componente evangelica in Venezuela è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi decenni, arrivando a costituire, dopo i cattolici che sono il 71%, la seconda confessione religiosa con il 17% – e secondo alcuni il 20% della popolazione. Buona parte degli evangelici (circa il 60%) sono pentecostali; i battisti costituiscono il 16% della popolazione protestante, ma esistono anche altre chiese “storiche” come metodisti e presbiteriani. Tra questi ultimi va segnalata la Chiesa presbiteriana El Redentor di Caracas, fondata nel 1900, che da qualche tempo – pur mantenendo la sua identità presbiteriana – ha introdotto elementi carismatici nel suo culto, diventando una curiosa (almeno per noi) miscela di teologia riformata e spiritualità pentecostale.
