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La via italiana del dialogo

Firmato a Bari il Patto tra chiese cristiane in Italia

Il 23 e 24 gennaio si è svolto a Bari il primo Simposio delle chiese cristiane presenti in Italia, dal titolo La via italiana del dialogo. Due giornate intense che hanno visto riuniti oltre centoventi delegati e delegate appartenenti a circa una ventina delle numerose chiese cristiane attive sul territorio nazionale. Un incontro storico, maturato lungo un percorso iniziato tre anni prima e alimentato da colloqui spirituali annuali, avviati nel 2023, che hanno dato continuità al dialogo ecumenico tra le diverse confessioni.

La prima giornata è stata aperta nella cattedrale di Bari dagli interventi dei rappresentanti e della rappresentante delle principali aree ecclesiali: il cardinale Matteo Zuppi per la Chiesa cattolica, il metropolita Polykarpos per le Chiese ortodosse, il pastore Daniele Garrone per la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI) e la reverenda Jules Cave Bergquist in rappresentanza della Chiesa d’Inghilterra in Italia. Nei loro discorsi introduttivi è emersa con forza un’idea condivisa: l’unità non coincide con l’uniformità. L’ecumenismo non chiede di cancellare le differenze, ma di riconoscerle come ricchezza, imparando a camminare insieme pur nella diversità delle tradizioni.

Comune anche la consapevolezza delle sfide poste dalla cultura secolarizzata, che interpella tutte le chiese senza distinzione. Proprio per questo, il Simposio è stato vissuto come uno spazio di ascolto reciproco, di confronto sincero e di preghiera condivisa. Non è mancato, infatti, il richiamo allo Spirito Santo, invocato non solo come guida del cammino, ma anche come promessa viva di unità e guida di questo processo di avvicinamento tra le confessioni.

Il momento culminante della prima giornata è stato la firma del Patto tra chiese cristiane in Italia da parte di tutti i/le rappresentati delle chiese presenti. Un gesto simbolico ma concreto, che ha sancito l’impegno comune a proseguire sulla strada del dialogo. Il Patto è stato poi condiviso anche con i delegati e le delegate, accompagnato da una cartolina-invito a diffonderne il contenuto nelle rispettive comunità, affinché quanto sancito a Bari potesse diventare patrimonio più ampio delle chiese in Italia.

La seconda giornata è stata dedicata al lavoro nei laboratori tematici, durante i quali i delegati e le delegate, divisi in diversi gruppi, si sono confrontati su questioni decisive per il presente e il futuro dell’ecumenismo. Diversi gli ambiti di riflessione: l’ecumenismo come grammatica della pace, l’ecumenismo come dono per lo spazio pubblico, l’ecumenismo come cura delle spiritualità. Non è mancato neppure il coraggio, né la volontà, di aprire laboratori tematici per confrontarsi su “temi spinosi” tra le diverse confessioni: l’ospitalità eucaristica e i matrimoni interconfessionali, per mettere in luce l’ecumenismo come sapienza delle differenze e provare a testimoniare la possibilità di affrontare anche questioni polarizzanti. Un segnale importante in una società contemporanea che spesso fatica a sostenere un dialogo maturo su ciò che divide, ma che proprio per questo ha bisogno di esempi concreti di ascolto reciproco e confronto rispettoso.

I gruppi si sono distribuiti nelle diverse chiese della splendida Bari vecchia e ciascuno è stato accompagnato da un teologo o da una teologa, nel ruolo di facilitatore/trice, che ha favorito un clima di dialogo aperto e rispettoso. Le discussioni hanno messo in luce sia le convergenze sia le difficoltà ancora presenti, ma soprattutto il desiderio condiviso di cercare risposte comuni alle domande poste dalla società contemporanea.

È stata la mia prima esperienza in un incontro ecumenico di questa portata. Ho percepito con forza tra i delegati e le delegate la volontà di accogliere le differenze e di camminare insieme per testimoniare Cristo, il compito a cui sono chiamate tutte le chiese. In questi due giorni ha trovato in me particolare risonanza il versetto scelto quest’anno per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: «Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» (Ef 4,4). Non si tratta di un’unità già compiuta, ma di una chiamata, una promessa, un cammino da percorrere insieme. Pregare fianco a fianco in questi giorni è apparso come un atto di fiducia nello Spirito, che ci precede e ci unisce già, prima di qualsiasi riconoscimento o azione umana, un modo concreto per accogliere l’unità anche nella sua fragilità. Non sono mancati momenti di sincera condivisione e di leggerezza, a testimonianza che il dialogo autentico nasce anche da relazioni semplici, genuine e profondamente umane.

Al termine dei lavori, i facilitatori e le facilitatrici hanno restituito in plenaria una sintesi dei contributi emersi nei vari laboratori, offrendo un quadro articolato delle riflessioni maturate. Ne è scaturita l’immagine di un ecumenismo concreto, radicato nella vita delle comunità, chiamato a incidere nella costruzione della pace, nel dibattito pubblico e nella cura delle relazioni.

Il primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia non ha rappresentato un punto di arrivo, ma piuttosto una tappa significativa di un cammino più ampio. Un segnale forte di come, anche nel contesto italiano, sia possibile costruire spazi di incontro autentico, nella convinzione che il dialogo, vissuto con perseveranza, possa diventare una vera risorsa spirituale e culturale per l’intero Paese. L’appuntamento è già fissato: il cammino prosegue a Firenze nel 2028.

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