ArticoliIl Vangelo ci parla

La Grazia che ci precede

L’Evangelo rompe ogni graduatoria di bravura e tutte le catene del merito e del debito, dicendoci che per lui la nostra vita vale

«Dio mostra il suo amore per noi: mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi»

Romani 5:8

“Mentre” descrive bene il nostro fragilissimo tempo.
Mentre noi ci occupiamo della vita quotidiana, qualcuno muore di freddo, se non è già morto di bombe. Mentre proviamo a portare avanti i nostri progetti, rispettando regole di logica e, a volte, di equità, altrove qualcuno spariglia le carte e ci lascia senza riferimenti.

C’è solo un “mentre” che non ci schiaccia, questo: mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Non è un semplice cambio: è il Big Bang, l’esplosione iniziale che ha reso davvero possibile la nostra vita. Come ogni “mentre”, anche questo ci chiede conseguenze concrete, rivedendo radicalmente una nostra regola umana quasi fondamentale: la reciprocità.

Noi amiamo sempre “dopo”, e quasi sempre “perché”. Cristo invece muore per noi senza aspettare ragioni, perché non aspetta il risultato: non è do ut des, ma Grazia che precede. Così l’Evangelo rompe ogni graduatoria di bravura e tutte le catene del merito e del debito, dicendoci che per lui la nostra vita vale: anche se è contraddittoria, anche se non è ordinata né “accettabile” per la società.
La dignità che così riceviamo non dipende da ricchezza materiale, performance o like.

Ed è proprio per questo che quel “mentre” contiene un mandato, che dovremmo smettere di cercare di addomesticare: cominciare davvero a vivere in coerenza con questa grazia, senza aspettare il momento perfetto.

“Mentre” c’è il conflitto, chiedere sinceramente scusa.
“Mentre” c’è il rifiuto, ascoltare davvero.
“Mentre” siamo in presenza di qualcuno che non se lo merita, cercare di rimetterlo in piedi.
A cominciare da noi stessi.

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