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La cura che spezza le catene

Ogni discepolo di Cristo può approcciarsi alle persone non solo con gentili e compassionevoli parole, ma con gesti concreti di cura

“Pietro disse: dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!”.

Atti degli apostoli 3,6

Lo “zoppo” di cui ci parla il racconto è una persona con una seria disabilità: non può fare alcunché se non rimanere seduta e inerte a chiedere l’elemosina, a chiedere denaro, vivendo di quel poco che può ottenere da chi, più fortunat*, le getta del suo superfluo. È una scena ben comune e a tutt’oggi diffusa, anche nelle nostre strade.

Miseria e rassegnazione si intrecciano: non c’è niente da sperare o immaginare, si può solo sopravvivere. Ma Pietro spezza quella dinamica chiusa: non offre denaro, ma una possibilità di guarigione; Pietro non è la brutta copia di Gesù il Nazareno, non è il “super” discepolo che riproduce le stesse azioni miracolose del Maestro. Pietro è il discepolo che non si ferma al gesto dell’elemosina – prassi che non porta cambiamento nella vita di chi la riceve – ma che osa testimoniare la novità dirompente e straordinaria del Cristo che guarisce, che libera dalle malattie e da altre forme di schiavitù, in altre parole, che cambia la vita delle persone che incontra.

Gesù, nel suo ministero terreno, ha predicato, ha insegnato, ha guarito, ha detto e ha fatto; Pietro, e con lui, ogni discepol* di Cristo, ogni comunità di credenti, può rispondere a quella stessa vocazione diaconale, di servizio e di testimonianza: può approcciarsi alle persone non solo con gentili e compassionevoli parole, ma con gesti concreti di cura; la cura che cambia, che spezza le catene, di qualunque tipo esse siano. L’esortazione di Pietro (“Alzati e cammina!”) non è una formula magica, ma prassi di speranza e cammino di liberazione da perseguire quotidianamente.

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