La rubrica “Cristiani nel mondo” del pastore Luca Maria Negro
Dal 7 al 12 maggio ho partecipato, in rappresentanza della Società Biblica in Italia, a un incontro dell’Alleanza biblica universale (in inglese: United Bible Societies) a Jakarta in Indonesia, per celebrare gli ottant’anni di questa rete mondiale di associazioni dedite alla diffusione della Bibbia. Ci si potrebbe chiedere: perché un congresso biblico proprio in Indonesia, che come è noto è il più popoloso paese musulmano del mondo?
In effetti, se è vero che l’87% dei 288 milioni di abitanti dell’Indonesia è musulmano, in questo grande arcipelago di 17.000 isole esiste una minoranza cristiana pari al 10,4% della popolazione. Una minoranza significativa e ben radicata, perché risale ai primi anni del XVII secolo, con la prima traduzione di un testo biblico in una lingua non europea, ovvero la versione del Vangelo secondo Matteo in lingua Malay, completata nel 1612 nell’attuale Indonesia dall’olandese Albert Corenlius Ruyl e pubblicata nel 1629 in Olanda. Le chiese dell’Indonesia si apprestano a celebrare tra tre anni – nel 2029 – il quarto centenario di questa traduzione, prima di una lunga serie che culminerà nel 1974 con la pubblicazione di una versione ecumenica della Bibbia nella lingua nazionale (il «bahasa Indonesia», una versione standardizzata del malese), traduzione accettata e utilizzata da tutte le confessioni cristiane, che sono sostanzialmente due, i protestanti e i cattolici.
Sei in tutto, infatti, sono le religioni ufficialmente riconosciute in Indonesia: islam, induismo, buddhismo, confucianesimo e due distinte confessioni cristiane: i protestanti (noti in lingua indonesiana come «kristen», ovvero cristiani) e i cattolici («katolik»). I primi rappresentano i due terzi della popolazione cristiana (7,38%), e sono suddivisi in oltre cento chiese di denominazione prevalentemente riformata o luterana, unite in un organismo nazionale creato nel 1950, la Comunione di Chiese in Indonesia.
Detta così – oltre cento chiese protestanti – sembrerebbe trattarsi di una realtà estremamente frammentata: in realtà la Comunione di Chiese in Indonesia ha per scopo dichiarato la creazione di un’unica Chiesa cristiana in Indonesia, e la diversità di chiese non riguarda tanto la loro identità confessionale quanto quella etnica. L’Indonesia, infatti, non è solo il più grande arcipelago del mondo, ma è anche un mosaico di popoli che parlano – accanto alla lingua nazionale – ben settecento lingue. Buona parte delle chiese protestanti sono legate a una particolare etnia.
E qui torna nuovamente in gioco la Bibbia: nonostante da tempo sia stato raggiunto il traguardo di una traduzione ecumenica, la Società biblica indonesiana continua instancabilmente il suo sforzo di traduzione della Parola di Dio nelle diverse lingue locali. Oltre alla lingua bahasa, sono già disponibili 39 versioni complete della Bibbia in altre lingue indonesiane, e 116 versioni del Nuovo Testamento. Aprendo i lavori del congresso dell’Alleanza Biblica Universale a Jakarta, la pastora Henriette Hutabarat-Lebang, presidente della Società biblica indonesiana e co-presidente del Consiglio ecumenico delle chiese, ha sottolineato come proprio questa polarità – un’unica traduzione ecumenica e al contempo tante traduzioni locali – sia un segno tangibile di quella «unità nella diversità» (non uniformità imposta dall’alto) che caratterizza l’autentica unità cristiana.
