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In ascolto di una “parola altra”

Mettersi in ascolto di una parola che non viene da noi è qualcosa che ci sorprende e ci invita al cambiamento

«Venne Giovanni il battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati. E tutto il paese della Giudea e tutti quelli di Gerusalemme accorrevano a lui ed erano da lui battezzati nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. […] Predicava dicendo «Dopo di me viene colui che è più forte di me, al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari. Io vi battezzerò con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo».

Mc 1: 4-5. 7-8

Di tanto in tanto, nella nostra vita, sentiamo il bisogno di fare tabula rasa del passato, di ricominciare da zero, di ripartire da capo. A volte cambiare tutto, o quasi, è assolutamente necessario per uscire da schemi mortali, e questo richiede coraggio, energia, perseveranza e un sostegno solido per lasciarsi alle spalle ciò che va lasciato e costruire qualcos’altro.

Le persone che si recano da Giovanni, nel deserto, sono animate da un desiderio profondo: aspirano a «qualcosa di altro», che forse non sanno bene come definire o identificare. Mettersi in ascolto di una parola che non viene da noi, che ci sorprende, che forse ci turba. I cambiamenti di cui si parla nei racconti biblici sono raramente cambiamenti radicali e spettacolari che comportano una tabula rasa del passato: Dio crea sempre sia nella continuità sia nella rottura con ciò che lo precede. 

Per iniziare qualcosa di nuovo che rischia di cambiarci in profondità, bisogna osare mostrarsi e guardarsi per quello che si è. Forse il cambiamento inizia proprio dal lasciarsi alle spalle ciò che ingombra materialmente e mettersi in cammino. Non un inizio che cancella il passato, ma un inizio che lo riprende, lo purifica dalle sue macchie e lo ri-orienta. È proprio questo cambiamento che apre la strada a tutti gli altri!

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