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Groenlandia: “la nostra casa non è in vendita”

La rubrica “Cristiani nel mondo” del pastore Luca Maria Negro

“We need Greenland”, abbiamo bisogno della Groenlandia: nelle ultime settimane il presidente degli Stati Uniti lo ha ripetuto più volte, minacciando l’annessione dell’isola artica. In seguito alle sue esternazioni i mezzi di comunicazione hanno “scoperto” la Groenlandia mettendo in evidenza, oltre alla sua posizione strategica, le sue ricchezze nascoste, che secondo alcuni hanno scatenato gli appetiti di Trump.

Ma c’è una “ricchezza” di cui si parla poco: la Chiesa di Groenlandia, a cui appartiene più del 90% dei 57.000 abitanti dell’isola. Formalmente una diocesi della Chiesa luterana danese, la Chiesa di Groenlandia gode di ampia autonomia ed è stata guidata, negli ultimi trent’anni, da due donne vescovo di etnia inuit (una volta si sarebbe detto “eschimesi”): dal 1995 al 2020 Sofie Petersen, nota per le sue prese di posizione contro i cambiamenti climatici, e dal 2021 a oggi Paneraaq Siegstad Munk, 49 anni. Il sito del Consiglio ecumenico delle chiese (www.oikoumene.org) l’ha intervistata il 12 gennaio scorso. “È importante rimanere calmi in una situazione come questa” ha detto la vescova Siegstad Munk, aggiungendo che “la preghiera guarisce e conferisce significato; noi preghiamo ogni domenica per il Regno di Danimarca e per il governo autonomo della Groenlandia”. Nell’attuale situazione “la gente è chiaramente preoccupata. C’è un problema di diritti umani, di dignità, di rispetto delle leggi e dei trattati internazionali. Noi siamo un piccolo popolo, ma non siamo invisibili. Il nostro futuro non è qualcosa che possa essere deciso sulle nostre teste. Abbiamo un linguaggio, una cultura, degli antenati e dei figli, e un futuro che è legato a questo luogo. Siamo un popolo, non una proprietà. La Groenlandia non è una terra che si possa comprare. È la nostra casa, e non è in vendita”.

La vescova Siegstad Munk ha rivolto un appello a tutti i cittadini americani che credono nella libertà, nella dignità e nel diritto dei popoli all’autodeterminazione a scrivere ai loro rappresentanti al Campidoglio chiedendo di schierarsi dalla parte dei groenlandesi nel loro diritto a determinare il proprio futuro. In una recente dichiarazione, il Segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, pastore Jerry Pillay, ha sostenuto l’appello della vescova groenlandese e ha affermato che il popolo della Groenlandia ha un “diritto inalienabile all’autodeterminazione” e che “la dichiarata determinazione del governo degli Stati Uniti di possedere e controllare la Groenlandia è diametralmente opposta ai desideri del popolo e al suo percorso politico verso l’indipendenza”.

Secondo le statistiche più recenti, la Chiesa luterana di Groenlandia ha 51.869 membri (il 91,48% della popolazione), con una quarantina di edifici di culto e 17 parrocchie, divise in tre decanati e servite da 22 pastore e pastori.

Nella foto la vescova Paneeraq Siegstad Munk, Foto: Church of Greenland

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