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Gesù, nostra unica speranza

La speranza cristiana promette che Gesù è già accanto a noi nelle nostre attese

«Cristo Gesù nostra speranza».

1 Timoteo 1,1b

Si può sperare in un miglioramento, in una guarigione, in un tempo diverso da questo: sono speranze legittime, e spesso deluse, perché puntano su qualcosa che ancora non esiste e potrebbe, semplicemente, non arrivare mai, per quanto la si desideri.

Paolo, scrivendo a Timoteo, usa la stessa parola ma le cambia oggetto in un modo che spiazza chi legge con attenzione: non scrive «Cristo Gesù, causa della nostra speranza» né «datore della nostra speranza», ma «Cristo Gesù, nostra speranza» — come se la speranza stessa avesse un volto, una voce, una storia già accaduta e verificabile, con un nome e un luogo di nascita. Non si spera più, allora, in qualcosa che verrà, ma in qualcuno che è già venuto, e che per questo può essere raggiunto ora, non solo atteso da lontano con le mani vuote. È una differenza che cambia il modo stesso di aspettare: chi aspetta un evento vive sospeso in una specie di parentesi che rimanda sempre il presente; chi aspetta una persona già conosciuta può, nel frattempo, vivere già in relazione con lei, anche nell’attesa.

La speranza cristiana non promette che tutto andrà come vorremmo, né toglie la fatica dell’oggi. Promette che qualcuno, l’Emmanuele, cammina già accanto a chi aspetta, e che questo qualcuno ha un nome che si può pronunciare anche nella notte più incerta, anche adesso, a bassa voce: Cristo Gesù, nostra speranza.

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