La seconda conferenza stampa del Sinodo valdese 2026
Torre Pellice (NEV/CS22-sv04), 24 agosto 2026 – Si è tenuta oggi alle 12.30 la seconda conferenza stampa del Sinodo valdese, dedicata al tema “Disordine globale, alla ricerca della Parola che cura”. Sono intervenuti Thanchanok Belforte, presidente della Federazione giovanile evangelica in Italia (FGEI), Daniele Massa, presidente della Commissione sinodale per la diaconia (CSD) e Letizia Tomassone, pastora valdese.
Introdotta e moderata da Libero Ciuffreda, della Commissione stampa del Sinodo, la conferenza ha dato un seguito ai lavori sinodali, a partire dai due atti approvati ieri dedicati rispettivamente alla pace e al superamento delle disuguaglianze.
Il primo richiama l’Articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali […]” e sottolinea la necessità di costruire la pace attraverso diplomazia, giustizia e reciprocità, evitando il ricordo alle armi. Nell’atto emerge inoltre un appello al dialogo e alla libera circolazione di persone e idee.
Il secondo, sulle disuguaglianze, denuncia un “dis-ordine” globale segnato da riarmo, erosione dei diritti e autoritarismi, invitando le chiese a promuovere inclusione, pace, solidarietà e pluralismo.
I tre ospiti, espressione di differenti aspetti della vocazione che le chiese valdesi e metodiste cercano di vivere e testimoniare, hanno portato la prospettiva delle giovani e dei giovani con Belforte, quella delle parole, del confronto e della pluralità con Tomassone e quella del territorio e della diaconia con Massa.
La riflessione è partita dall’immagine della “Bibbia bucata”, richiamata dal pastore Eugenio Bernardini nel sermone di apertura del Sinodo valdese 2026. Una Parola che, secondo Ciuffreda, rischia da un lato di non riuscire più ad attraversare cuori e menti e di diventando invece strumento del potere, della guerra e della distruzione; dall’altro può rappresentare un filo capace di unire e indicare una direzione alternativa: dialogo, democrazia e diritti contro riarmo, disuguaglianza e autoritarismo.
“Noi siamo giovani del presente”, ha ricordato Belforte, sottolineando che le nuove generazioni non sono semplicemente in attesa di un futuro deciso da altri: “Questo disordine è il nostro presente”. Cercare una “parola che cura” significa quindi creare il tempo necessario all’ascolto e imparare a considerare il conflitto non come una patologia, ma come una dimensione della realtà da comprendere e affrontare. Anche la speranza, ha aggiunto, può emergere dallo scambio, persino quando questo è scomodo.
Da qui la consapevolezza che “non sempre il disordine deve essere ricomposto tornando all’ordine precedente”: può invece aprire possibilità nuove.
“Non un ordine piatto”, ha spiegato Tomassone, ma una pluralità capace di generare vita. Il punto, secondo la pastora, non è eliminare il disordine, ma costruire un ordine capace di produrre “vita, pensiero e incontro”.
Pluralità e dialogo, tuttavia, non significano relativizzare ogni cosa: restano da riconoscere e contrastare le situazioni di ingiustizia, oppressione, invasione e distruzione. In questa prospettiva si inseriscono anche le riflessioni sinodali sulla pace, sulla mobilità e sul superamento di visioni costruite attorno a “territori, confini e nazionalismi”.
Tomassone ha richiamato inoltre la discussione sui centri di permanenza e rimpatrio (CPR), ribadendo la necessità di contrastare la costruzione di nuovi luoghi di detenzione, affinché il futuro delle persone non venga negato da politiche che restringono la libertà e moltiplicano gli spazi di reclusione. Il Sinodo ha approvato oggi due specifici atti in merito.
Massa ha portato la riflessione sul territorio e sull’azione concreta delle chiese. “Predicazione e diaconia non sono due mondi separati, c’è un unico respiro che muove le due”, ha spiegato.
Nel contesto delle politiche migratorie europee, Massa ha indicato nella dignità della persona il punto centrale: negarla significa inevitabilmente negare anche i diritti. Ha ricordato inoltre il lavoro dell’Otto per mille della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi, per rafforzare gli sportelli dedicati all’accesso ai servizi, mettendo a disposizione competenze e strumenti concreti.
“Dire alle persone che non sono soltanto accolte, ma che hanno diritti” è una delle chiavi di questa azione.
Prospettive future
Guardando al prossimo anno, la CSD individua tre priorità: la dignità, intesa non semplicemente come valore ma come “assoluto” riconosciuto a ogni persona, in qualunque condizione si trovi; l’autonomia, evitando l’assistenzialismo e mettendo le persone nelle condizioni di esercitare i propri diritti; e il rafforzamento del rapporto tra predicazione e cura del territorio, per rendere più forte la testimonianza comune delle chiese.
Tomassone ha invece indicato nella benedizione, intesa come dono che viene da Dio ma vive nelle relazioni, una delle parole chiave per il prossimo anno, insieme alla necessità di un “rovesciamento dello sguardo” per uscire dagli stereotipi di genere.
Belforte ha infine richiamato il binomio fede e politica, la parola “crisi”, intesa come capacità di crescere e rimanere in movimento e di mettersi in discussione. Un invito a interrogare non soltanto l’altro e l’altra, ma anche se stessi, arrivando a mettere in discussione ciò che sembra già ordinato.
È emersa infine una necessità condivisa dai tre interventi: creare luoghi e spazi di espressione e di compresenza tra generazioni diverse, perché l’ascolto, il confronto e il dialogo possano diventare concretamente parte della vita delle chiese.
