Dio non guarda l’apparenza e non misura il valore sulla base dei risultati o delle prestazioni
“Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti“.
Atti 10,34-36
Noi esseri umani siamo bravi a giudicare. Sappiamo giudicare gli altri in base al loro status, alla loro provenienza, al loro lavoro, al modo di vestirsi e a molti altri criteri. E siamo anche particolarmente bravi e severi nel giudicare noi stessi: nel chiederci se siamo abbastanza, se facciamo ciò che ci è richiesto, se riusciamo oppure falliamo nei compiti che ci vengono posti dalle persone che ci circondano e dalla società.
Che bella scoperta fa Pietro in questi versetti! Davanti a Dio le cose stanno diversamente: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone». È una scoperta meravigliosa. Presso Dio non valgono i criteri rigidi e limitati che noi esseri umani applichiamo con tanta facilità. Dio non guarda l’apparenza, non misura il valore sulla base dei risultati o delle prestazioni, non assegna voti alla nostra vita.
Per Dio ciò che conta è la relazione vissuta nella fede con Lui. Non è importante raggiungere standard perfetti, ma esserci: aprire il cuore, mettersi in ascolto, lasciarsi guidare. Ed è proprio questa relazione che trasforma anche il modo in cui guardiamo gli altri. Se Dio non fa preferenze, allora anche noi possiamo imparare a vedere il prossimo con occhi più liberi. È così che la fede, la relazione con Dio, trasforma le nostre vite.
