Una riflessione italiana
Alla ripresa di un secondo ciclo di dialogo ecumenico (a più di vent’anni dal primo dialogo dottrinale) tra la Federazione battista europea (EBF) e la Comunione di chiese protestanti in Europa (CPCE), abbiamo interloquito con il pastore Pawel Gajewski, membro supplente del Consiglio della CPCE e membro del gruppo di lavoro sul dialogo CPCE-EBF.
Quali sono state le principali tappe di questo dialogo?
I primi passi verso un dialogo ufficiale iniziarono circa ventott’anni fa (intorno al 1998), con l’obiettivo di esplorare le possibilità di una comunione ecclesiale più stretta, nonostante le diverse interpretazioni teologiche dei temi inerenti al battesimo. In seguito, si tenne una prima serie di incontri teologici ufficiali che portarono alla pubblicazione di un rapporto nel 2004. Questo documento valutava le convergenze sulla comprensione del Vangelo e dei sacramenti, gettando le basi per una cooperazione più strutturata.
Sulla base dei risultati del dialogo precedente, nel 2010 le due organizzazioni decisero di formalizzare il proprio legame diventando “corpi mutuamente cooperanti”. Questa fase ha segnato il passaggio da una discussione prettamente teologica a una collaborazione pratica. In questo periodo, i campi di azione comune sono cresciuti sensibilmente, concentrandosi in particolare sulle seguenti aree: questioni socio-etiche e sociopolitiche; migrazioni; rappresentanza istituzionale: promozione di una voce protestante unita presso le istituzioni dell’Unione Europea.
Ad agosto 2023, le delegazioni si sono riunite presso il Seminario Teologico di Elstal (Germania) per valutare i risultati dei venticinque anni di relazioni. L’incontro ha confermato l’efficacia della collaborazione e ha pianificato i passi futuri per rafforzare l’unità.
A marzo 2026, la EBF e la CCPE hanno ufficialmente lanciato un nuovo ciclo di dialogo per approfondire ulteriormente l’unione. Il processo prevede una serie di incontri tematici, con la pubblicazione di un rapporto finale prevista per il 2028.
Quali sono gli sviluppi futuri che si possono prevedere?
Un elemento di questi sviluppi è il nostro prossimo convegno battista, metodista e valdese che si terrà a Ecumene (Velletri) sul tema del battesimo. Il nostro gruppo di lavoro CPCE-EBF ha deciso di inserire tutto il materiale del convegno nella sua agenda e di analizzarlo attentamente durante il suo incontro che si terrà dal 21 al 23 ottobre a Vienna. Negli anni 2027 e 2028 avremo due incontri plenari ogni anno. Il risultato dovrebbe essere un ampio documento di studio che sarà inviato alle chiese locali e in seguito discusso in un’ampia consultazione che si terrà nel corso del 2029.
Il dialogo tra le nostre chiese battiste, metodiste e valdesi (una realtà decisamente piccola, anche di fronte a tante nostre Chiese sorelle) viene visto come un esempio concreto di laboratorio utile a realtà più grandi e complesse: è ancora così? Con quali attese?
Le chiese battiste, metodiste e valdesi in Italia hanno precorso i tempi rispetto al resto del protestantesimo europeo. Il riconoscimento reciproco e la piena comunione ecclesiale delle chiese battiste, metodiste e valdesi nel nostro paese risalgono al 1990. Un’altra esperienza simile, anzi, quasi uguale si può trovare in Svezia (Uniting Church of Sweden), ma il suo inizio ufficiale risale al 2011. Le attese nei nostri confronti sono impegnative. Insieme alle sorelle e ai fratelli della Svezia siamo gli unici a testimoniare la fattibilità e un buon funzionamento di una piena comunione tra chiese battiste, metodiste e riformate. Va da sé che rispetto alla Svezia la nostra esperienza è decisamente più lunga. Se tutto si svolgerà secondo i piani, se l’Assemblea generale della CPCE prevista per il 2030 approverà il risultato dei colloqui dottrinali, allora anche l’Unione delle chiese evangeliche battiste in Italia e le sue chiese potranno diventare membri della CPCE a pieno titolo. Credo che questo sarà un significativo coronamento di un percorso – non sempre facile – durato quarant’anni. Rimane ovviamente il fatto, più che evidente, che il piccolo protestantesimo italiano, apparentemente poco significante, ha tracciato un solco lungo il quale oggi si stanno muovendo le grandi chiese protestanti europee.
