ArticoliUn pensiero in libertà

Democrazia: fra radici antiche e odierne fragilità

La rubrica “Un pensiero in libertà” del pastore Marco Di Pasquale

La democrazia non è un’invenzione recente, ma una riscoperta. Affonda le sue radici nell’antica Grecia e si basa su un’idea semplice e radicale: il potere appartiene al popolo. Allora, però, era riservata a poche classi di cittadini e restava lontana dalle forme che oggi conosciamo.

Il passaggio decisivo avviene in età moderna, quando al principio della sovranità popolare si affianca una nuova consapevolezza: non basta che governi “il popolo”; occorre che nessuno – individuo, gruppo o maggioranza – possa concentrare nelle proprie mani tutti i fili del potere. La libertà del popolo nasce dal netto rifiuto di ogni assolutizzazione, individuale o settaria, dell’autorità.

In questo processo il protestantesimo ha svolto un ruolo primario. La centralità del sacerdozio universale dei credenti e la pratica assembleare delle chiese riformate hanno reso concreta l’idea che, sul piano umano, la gestione istituzionale debba essere sempre condivisa e verificabile. L’autorità non è mai assoluta, ma si esercita nel confronto e nella responsabilità comune: nessuna guida è sovrana, nessuna decisione è sottratta, in ultima istanza, alla comunità. Una pedagogia della libertà che ha contribuito a plasmare anche la coscienza politica.

La Rivoluzione francese secolarizza poi questi princìpi, rendendoli universali. I diritti fondamentali, su cui si modellano quelli civili, non sono concessi da un’autorità superiore né dipendono dalla propria fede o etnia, ma sono riconosciuti inerenti alla persona umana come tale. Il principio di laicità dello Stato consente inoltre la convivenza di fedi diverse nello stesso spazio pubblico.

Oggi queste convinzioni appaiono incrinate. La partecipazione s’indebolisce, le istituzioni perdono credibilità, il confronto pubblico degenera spesso in contrapposizioni identitarie. In questo vuoto si affermano modelli ibridi che mantengono una facciata elettorale svuotandola di sostanza: sotto pretesti securitari azzerano contrappesi costituzionali, pluralismo, libertà di stampa, diritti delle minoranze.

È inquietante che persino in contesti segnati da tradizioni protestanti emergano derive identitarie e nazionaliste. Si dimentica che il possesso assoluto del potere, pur fondato sul consenso, è idolatria.

La democrazia non è mai garantita: è pratica quotidiana di una cittadinanza responsabile e vigile, chiamata a difendere la laicità delle istituzioni e la separazione dei poteri, consapevole che ogni concentrazione incontrollata del potere resta una minaccia alla libertà.

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