La pastora Fanny Askani sarà presentata al prossimo Sinodo delle chiese metodiste e valdesi
A partire da settembre 2025, la pastora Fanny Askani è in servizio presso la chiesa valdese di Siena e a disposizione del X Circuito, con un aiuto particolare alla collega Sara Heinrich nel lavoro con le chiese di Livorno, Pisa, Lucca e Rio Marina. Il marito e collega Marco Casci è invece attivo presso la chiesa valdese di Perugia e nel progetto di catechismo nazionale online. Fanny ha 31 anni e le abbiamo rivolto alcune domande per conoscerla meglio.
– Ci racconti qualcosa della sua formazione e dell’ambiente in cui è maturata la sua fede evangelica.
«Sono cresciuta in una famiglia pastorale di confessione luterana, a Stoccarda. Mio nonno era prelato, mio padre pastore e mio zio professore di teologia sistematica: la chiesa ha avuto un ruolo importante fin dall’inizio della mia vita. Durante la mia adolescenza ho sviluppato un interesse sempre maggiore per le questioni di fede. Ho avuto un eccellente insegnante di religione evangelica che ha suscitato in me l’interesse per la teologia. Poco prima dell’esame di maturità decisi di studiare questa disciplina e mi iscrissi alla Facoltà di teologia evangelica di Tubinga. Non ero ancora sicura che il ministero pastorale sarebbe stata la mia strada: ero semplicemente interessata agli studi e desiderosa di approfondire e comprendere meglio la mia fede».
– Altre occasioni di formazione?
«Mi si presentò l’opportunità di trascorrere un anno di studio a Roma presso la Facoltà valdese di Teologia. E lì – così volle Dio – incontrai in biblioteca il mio futuro marito, Marco Casci. Durante quell’anno imparai molto sulla Chiesa valdese. Inoltre imparai ad apprezzare il dialogo teologico tra la prospettiva riformata e quella luterana e, insieme a Marco, ne sperimentai tutta la fecondità. Dopo l’anno a Roma, ne trascorsi un altro a Glasgow, in Scozia, dove mi trovai nuovamente in un contesto riformato. Successivamente tornai in Germania, studiai ad Heidelberg e infine sostenni il mio esame teologico a Tubinga».
– Dove ha svolto il suo periodo di prova?
«La parte pratica della mia formazione iniziò con il vicariato nella Chiesa evangelica del Württemberg. In Württemberg il vicariato dura due anni e mezzo e prevede un percorso formativo accanto a un pastore o a una pastora tutor, durante il quale si approfondiscono diversi ambiti: pedagogia religiosa volta all’insegnamento nelle scuole, cura pastorale, omiletica e liturgia, diritto ecclesiastico e amministrazione, oltre a molti altri aspetti».
– Com’è stato il suo ministero pastorale in Germania e quali esperienze ha maturato?
«Dopo il vicariato ho prestato servizio insieme a mio marito Marco Casci nella comunità di Enzberg, una tipica chiesa luterana del Württemberg in un contesto prevalentemente evangelico, con circa 1.600 membri. La vita quotidiana era caratterizzata dall’insegnamento scolastico, da numerosi atti liturgici (soprattutto funerali, ma anche battesimi e matrimoni) e da un’intensa attività con i confermandi. Molte attività della comunità erano affidate a collaboratori volontari, come la scuola domenicale e il lavoro con gli anziani. Così ho imparato ad apprezzare profondamente il valore del volontariato, osservando che la fede e la vita comunitaria stanno davvero a cuore ai suoi membri, i quali la arricchiscono mettendo a frutto i propri doni con gioia e competenza. Ho avuto anche l’opportunità di maturare esperienza nella collaborazione con colleghe e colleghi. Nel Circuito avevamo un ottimo gruppo di lavoro e ci aiutavamo reciprocamente ogni volta che era possibile. Insieme ad alcune colleghe abbiamo anche dato vita a una “Vesperkirche” per il territorio: un progetto sociale e diaconale che ha portato molta gioia e soddisfazione».
– Quali sono le sue impressioni su questo primo anno al servizio delle chiese metodiste e valdesi in Italia?
«Qui in Italia ho avuto la possibilità di vivere molte esperienze diverse e per questo sono grata a Dio. L’anno è trascorso in un attimo, tra la vita ordinaria delle comunità, incontri ecumenici, campi per famiglie e giovani, conferenze di vario genere e molto altro ancora. A Siena e nel X Circuito vivo l’essere evangelici come minoranza nella diaspora sia come un vantaggio sia come una sfida. È un vantaggio perché i membri delle comunità scelgono con grande consapevolezza di farne parte, vivono la fede in modo intenzionale e le chiese diventano grandi famiglie, nelle quali ci si conosce bene, si condividono gioie e sofferenze e si prega le une per gli altri. È però anche una sfida, perché le risorse sono più limitate e la conoscenza reciproca non deve mai essere strumentalizzata, ma vissuta con amore cristiano e sensibilità verso il prossimo. Sono grata alla comunità di Siena e alle comunità del X Circuito per la calorosa accoglienza che io e mio marito abbiamo ricevuto».
Foto: Gottfried Stoppel
