La rubrica “Cristiani nel mondo” del pastore Luca Maria Negro
Il mese scorso la nostra nota sui cristiani in Groenlandia era partita da una delle tante “esternazioni” del presidente Trump: la ripetuta affermazione “We need Greenland”, noi (Stati Uniti) abbiamo bisogno della Groenlandia. Questo mese ci spostiamo a Cuba, e anche in questo caso ci tocca partire da Trump, e in particolare dal suo “ordine esecutivo” del 29 gennaio scorso, che mira a realizzare un embargo totale sulle forniture di petrolio a Cuba, causando enormi difficoltà alla popolazione (10,9 milioni) dell’isola caraibica. In una dichiarazione congiunta del 19 febbraio, il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e l’agenzia umanitaria ecumenica ACT Alliance (Action by Churches Together, con 164 membri in 127 paesi) notano che “Cuba è altamente dipendente dal carburante importato per tutti i servizi essenziali. Le conseguenze per il popolo cubano dell’embargo statunitense sulle forniture di carburante saranno perciò gravi – dall’impatto sulla generazione di energia, su ospedali e servizi sanitari, acqua e sistemi igienico-sanitari, trasporto pubblico, produzione e distribuzione di cibo. Una punizione collettiva di tale natura esistenziale dell’intera popolazione cubana non può essere giustificata”.
La dichiarazione fa seguito a un’analoga presa di posizione di varie chiese e organizzazioni cristiane degli Stati Uniti, diffusa il 9 febbraio (cfr. la notizia su https://riforma.it/2026/02/11/a-fianco-del-popolo-cubano/ ) e a una recente visita a Cuba (gennaio 2026) del direttore per le comunicazioni di ACT Alliance, Simon Chambers, che ha incontrato le principali istituzioni protestanti del Paese, incluso il Consiglio di chiese di Cuba, organismo ecumenico creato nel 1941 come Consiglio di chiese evangeliche, in seguito allargatosi alla partecipazione della Chiesa ortodossa greca. Del Consiglio fanno parte attualmente 28 chiese, quelle più fortemente impegnate nell’azione sociale e disposte ad un dialogo critico con il governo, soprattutto dopo le aperture di Fidel Castro nei confronti dei cristiani, a partire dal 1985. Da allora le chiese evangeliche sono cresciute notevolmente, arrivando a rappresentare all’incirca l’11% della popolazione. Una crescita evidenziata da un dato che risale a poco prima del 2000: secondo un’inchiesta, a Cuba erano circa 500.000 i cattolici che frequentavano regolarmente la messa, contro una partecipazione protestante al culto di ben 400.000 fedeli.
Le chiese protestanti italiane hanno rapporti diretti con quelle cubane: in particolare nei decenni scorsi la Facoltà valdese di teologia ha avuto contatti con l’omologa protestante cubana di Matanzas, e nel 1980 l’editrice Claudiana ha pubblicato la Confessione di fede (del 1977) della Chiesa presbiteriana riformata di Cuba. L’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI) ha sviluppato negli ultimi anni un rapporto di partenariato con la Fraternità delle chiese battiste di Cuba (FIBAC). Una giovane pastora cubana, Dianet Martinez Valdés, proveniente dalla Chiesa presbiteriana riformata, sta svolgendo il pastorato di prova nelle chiese battiste italiane. L’abbiamo interpellata sull’attuale situazione dovuta all’embargo statunitense. “Le conseguenze dell’embargo – ci ha detto – non sono astratte: riguardano l’accesso al cibo, all’acqua, all’energia, ai medicinali, ai servizi essenziali per la vita. E quando il pane manca, quando si resta al buio, quando un farmaco indispensabile non è disponibile, non si tratta di semplici dinamiche geopolitiche, ma della vita concreta di persone: bambini e bambine, anziani, famiglie e comunità intere segnate dalla precarietà. Per questo mi unisco a quanti chiedono con forza che cessino l’embargo economico e il blocco politico imposto dagli Stati Uniti, insieme a ogni misura che ostacola l’accesso ai beni fondamentali per la vita. E prego affinché le chiese, gli organismi ecumenici, la società civile e tutte le persone di buona volontà costruiscano reti di solidarietà insieme a chi, dentro e fuori l’isola, sostiene la popolazione con cibo, vestiti, medicinali, accompagnamento spirituale e azioni di sensibilizzazione e informazione; promuovendo giustizia, dignità e autodeterminazione”.
