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Cresce la violenza contro i cristiani in Israele

La rubrica “Cristiani nel mondo” del pastore Luca Maria Negro

I rapporti di due diverse organizzazioni con sede in Gerusalemme hanno registrato un preoccupante aumento della violenza contro i cristiani in Terra Santa. La prima organizzazione è il centro interreligioso “Rossing Center for Education and Dialogue” che il 30 marzo scorso ha presentato il suo rapporto relativo al 2025, in cui si evidenziano 155 episodi di aggressione contro i cristiani, particolarmente a Gerusalemme. Di questi, 61 sono assalti fisici, 52 attacchi contro proprietà ecclesiastiche, 28 casi di molestie verbali e 14 casi di vandalismo contro insegne o simboli cristiani.

Presentando il rapporto, l’italiana Federica Sasso, che coordina presso il Rossing Center il “Centro di Gerusalemme per le relazioni ebraico-cristiane”, ha spiegato che “gli attacchi fisici, in particolare gli sputi rivolti soprattutto al clero perché è più visibile, costituiscono la forma più evidente di ostilità; ma registriamo vari episodi di insulti e intimidazioni”, che accrescono il “senso di vulnerabilità” dei cristiani. In particolare, il Rossing Center rileva che le molestie verbali denunciate sono salite da 13 nel 2024 a 28 nel 2025.

L’altra organizzazione è il “Religious Freedom Data Center” (RFDC, Centro dati sulla libertà religiosa), fondato e diretto da un’ebrea israeliana, Yisca Harani, che da anni lavora nel campo del dialogo interreligioso. L’RFDC ha documentato 181 incidenti nel 2025, e già 88 nei primi sei mesi del 2026. Per Harani (che nel 2013 ha vinto il Premio Monte Sion per la riconciliazione insieme a Margaret Karram, attuale presidente del Movimento dei Focolari), l’impunità di cui godono gli aggressori è uno dei fattori che spiega la crescita di questi fenomeni. Proprio per questo, secondo la direttrice dell’RFDC, il numero di incidenti reali potrebbe essere ancora più alto, in quanto molte vittime rinunciano a denunciarli a causa dell’inerzia delle autorità israeliane. A quelli descritti dal Rossing Center, l’RFDC aggiunge episodi di profanazione di tombe e graffiti anti-cristiani. 

I cristiani che vivono in Israele sono circa 185.000, in grande maggioranza palestinesi. Appartengono a tutte le confessioni cristiane: ortodossi (sia pre-calcedonesi o “ortodossi orientali”, come armeni e siriaci, che post-calcedonesi, come greci, russi ecc.), cattolici (di rito orientale o di rito latino), protestanti. Tra le Chiese nate dalla Riforma spiccano le diocesi anglicana e luterana, ma vi sono anche battisti, presbiteriani, Chiesa dei Fratelli, avventisti e pentecostali. 

Una preziosa occasione per conoscere da vicino i cristiani palestinesi ci è offerta giovedì 20 agosto alle 20.30 presso il Tempio valdese di Torre Pellice (Torino): alcuni gruppi evangelici ed ecumenici promuovono un incontro con Munther Isaac, pastore luterano a Betlemme e direttore del “Bethlehem Institute for Peace and Justice”. Il pastore Isaac illustrerà il documento “Kairos Palestina 2”, intitolato “Il momento della verità. Fede  al tempo del genocidio”, un documento ecumenico elaborato alla fine del 2025 da un gruppo di cristiani palestinesi e che, come il precedente “Kairos Palestina 1” del 2009, esprime la preoccupazione dei cristiani di Terra Santa per il futuro del popolo palestinese e per la convivenza pacifica tra i popoli (vedi su questo sito l’articolo del past. Michel Charbonnier: https://chiesavaldese.org/fede-speranza-e-amore-al-tempo-del-genocidio/

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