«In questo momento critico, la misura dell’integrità delle nostre società non si misura in quanto efficacemente escludiamo i vulnerabili, ma in quanto fedelmente li proteggiamo»
Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (www.oikoumene.org), pastore Jerry Pillay, ha espresso profonda preoccupazione e rammarico a seguito di un recente voto nell’Unione europea che limita ulteriormente le protezioni per migranti e rifugiati.
«La tempistica di questa decisione – che coincide con il 75° anniversario della Convenzione sui rifugiati del 1951 – aggiunge un doloroso strato di macabra ironia a quello che avrebbe dovuto essere un momento di rinnovato impegno per la solidarietà internazionale e la dignità umana», ha detto Pillay. «La Convenzione sui rifugiati del 1951 è nata dalla crisi umanitaria e morale degli sfollamenti di massa dopo la seconda guerra mondiale». Sanciva un principio semplice ma profondo: che ogni essere umano, indipendentemente dall’origine, merita protezione quando fugge dalla persecuzione e dal pericolo. «Qualsiasi erosione di questo impegno indebolisce non solo i quadri giuridici, ma l’architettura morale della nostra umanità condivisa», ha aggiunto Pillay. «La testimonianza biblica collega costantemente il trattamento dello straniero, della vedova e dell’orfano con l’integrità di una società giusta».
Pillay ha invitato l’Unione europea e i suoi Stati membri a riaffermare il loro impegno per la protezione dei rifugiati e dei migranti, a sostenere gli standard giuridici internazionali e a resistere alle narrazioni politiche che commerciano nella paura e nella divisione. «Esortiamo inoltre le chiese di tutta Europa e oltre a rimanere voci di coscienza ferme, ad accompagnare migranti e rifugiati in solidarietà pratica e a sostenere politiche radicate nella dignità umana piuttosto che nell’esclusione», ha concluso.
