Testimoniare la nostra fede in Gesù Cristo nella nostra quotidianità può illuminare il cuore di altre persone
«Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano».
Atti degli apostoli 16:25
Provate ad immaginare cosa vuol dire essere, di notte, nella parte più sicura e profonda di un carcere nel I secolo. Sotto terra, mura spesse, umidità, forse un po’ di paglia sul pavimento. Le celle tutte chiuse, Paolo e Sila con i ceppi ai piedi. Qualcuno avrà russato, altrimenti il silenzio regnava.
Mezzanotte, nel cuore della notte, Paolo e Sila pregano, non nel segreto del loro cuore ma cantando inni a Dio. Paolo e Sila innalzano la loro preghiera di fiducia, non il loro grido di rabbia per essere stati rinchiusi a causa del loro annunciare la salvezza in Gesù Cristo.
Il canto di Paolo e Sila si diffonde nel silenzio del carcere. Non ci viene detto che gli altri carcerati gli abbiano intimato di tacere ma che «i carcerati li ascoltavano». Le lodi a Dio sono ascoltate nel silenzio della notte. La fiducia di Paolo e Sila viene testimoniata nel luogo più impensato e in condizioni estreme di difficoltà.
Anche noi siamo chiamate e chiamati a testimoniare la nostra fede, anche quando ci sembra di attraversare dei periodi bui, anche quando ci sembra di essere sopraffatti dalla fatica. Anche in quei momenti siamo chiamati a testimoniare.
Testimoniare la nostra fede in Gesù Cristo nella nostra quotidianità, ovunque noi siamo, sia quando siamo felici sia quando siamo tristi, anche soltanto con dei piccoli gesti, con un sorriso, con qualche parola, può illuminare il cuore di altre persone, come fecero Paolo e Sila nel buio della profondità del carcere di Filippi.
