La visita del moderatore ai Comitati e alla Chiesa evangelica riformata in Svizzera
È in corso in questi giorni, dal 30 ottobre al 4 novembre, una visita del moderatore della Tavola Valdese, William Jourdan, in Svizzera. Il 30 e il 31 ottobre il moderatore ha incontrato i Comitati di sostegno alla Chiesa valdese, vale a dire il Comitato romando della Svizzera francese, il Comitato di Berna e quello di Zurigo.
Il Comitato romando venne fondato nel 1944 a Prangins, in occasione della commemorazione del Glorioso Rimpatrio, su impulso del pastore Guido Rivoir di Lugano, per aiutare la popolazione protestante del Piemonte. Oltre all’aiuto finanziario, rivolto anche alle opere e agli istituti valdesi in Italia, il Comitato romando favorisce gli scambi tra la minoranza italiana e le comunità riformate nella Svizzera francese.
Risale invece al dopoguerra la nascita del Comitato di Berna, quando un gruppo di pastori e di membri della Chiesa di quel Cantone, decisero di creare un Comitato di sostegno alle Chiese valdesi italiane. In realtà, la solidarietà dei Riformati bernesi nei confronti della piccola Chiesa protestante in Italia ha radici ancora più antiche, che affondano nel XVII secolo. Il Cantone di Berna, infatti, insieme ad altri svizzeri, ha sempre avuto a cuore le sorti di questa avanguardia protestante nel cuore dell’Italia cattolica e del Mediterraneo.
Analogo sostegno e raccolta fondi a favore delle Chiese valdesi italiane avviene ad opera del Comitato di Zurigo, nato nel 1978 con l’aiuto delle chiese cantonali della Svizzera tedesca. Una rete di amici che, oltre all’aspetto della solidarietà concreta, intesse relazioni bilaterali e assicura la propria partecipazione ai momenti più significativi del protestantesimo italiano.
“Incontrare i membri del Direttivo e gli amici dei Comitati svizzeri di sostegno alla Chiesa valdese – ha dichiarato Jourdan – significa confrontarsi con sorelle e fratelli estremamente attenti alle vicende delle nostre chiese in Italia. Ci sono persone che hanno vissuto una parte del proprio impegno lavorativo o ministeriale nelle nostre opere o comunità locali in Italia, c’è chi ha conosciuto le chiese metodiste e valdesi quasi per caso, c’è chi mantiene questo legame per onorare l’impegno delle generazioni che l’hanno avviato. In tutti i casi, si nota un sentimento di sincera fraternità, che incoraggia ad affrontare i problemi quotidiani, sapendo che anche altri camminano insieme a noi. L’impegno dei Comitati è fondamentale non solo per il sostegno che da loro viene a determinati progetti che, altrimenti, non sarebbe possibile finanziare: è essenziale uno sguardo esterno, eppure pienamente in sintonia, per potersi osservare da una diversa prospettiva. E spesso le differenze tra piccole chiese di diaspora come la nostra e grandi chiese protestanti europee appaiono molto meno marcate di quanto si pensi“.
Il 1° novembre il moderatore ha predicato nella Chiesa evangelica di lingua italiana di Zurigo, sorta a partire dal 1880 con la predicazione agli immigrati italiani. Essa appartiene sia alla Chiesa evangelica valdese in Italia sia alla Chiesa riformata del Cantone di Zurigo.
Infine, il moderatore ha partecipato ai lavori del Sinodo della Chiesa evangelica riformata in Svizzera che si è tenuto a Berna dal 1 al 4 novembre. Nata nel 1920 a Olten con il nome di Federazione delle chiese evangeliche svizzere, ha assunto la nuova denominazione e la nuova Costituzione il 1° gennaio 2020. Essa riunisce venticinque chiese membro che rappresentano circa due milioni di protestanti.
“Il Sinodo della Chiesa riformata in Svizzera, realtà che unisce differenti chiese cantonali e diverse confessioni (la maggioranza è riformata ma ad essere membro è anche la Chiesa metodista in Svizzera) – spiega Jourdan – rappresenta il “parlamento” dei circa due milioni di protestanti della Svizzera. È la più alta assemblea decisionale di una chiesa che, pur con una fortissima presenza nella vita pubblica della Confederazione, rappresenta oggi una minoranza. Lo sguardo del Sinodo si è rivolto a temi legati alla vita pubblica e politica della Svizzera (una lunga e appassionata discussione ha riguardato una presa di posizione relativamente alle normative sull’esportazione di materiale militare), a questioni relative al funzionamento della stessa chiesa, senza dimenticare i rapporti internazionali. La presenza della presidente della Comunione mondiale di chiese riformate, la pastora Karen Georgia Thompson, è stato un invito a non dimenticare che la famiglia riformata è presente ben oltre i confini nazionali. Il numero di delegati presenti – circa ottanta – e la discussione sempre misurata – e condotta in modo tale da evitare che ogni tema venga ridiscusso all’infinito – rappresentano motivo di riflessione anche per il nostro Sinodo: che si possa imparare qualcosa da questo modello?“.



