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Brasile, il fronte degli evangelici che hanno votato per Lula

La rubrica “Cristiani nel mondo” del pastore Luca Maria Negro

Domenica 25 ottobre si è svolto in Brasile il ballottaggio tra l’attuale Presidente di sinistra, Luiz Inácio Lula da Silva e il conservatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro (che sta scontando una pena di 27 anni per tentato colpo di stato). Come è noto, le urne hanno confermato Lula alla presidenza con il 51,79% dei voti e un distacco di oltre 4 milioni di voti rispetto al suo avversario.  

Il 24 ottobre, alla vigilia del ballottaggio, il quotidiano La Repubblica dedicava un’intera pagina (p. 16) al sostegno che gli evangelici brasiliani hanno dato a Bolsonaro. Il titolo è significativo: “Il figlio nel nome del padre, così la chiesa pentecostale s’inchina a Flávio Bolsonaro”. Significative anche le foto che illustrano l’articolo: sopra il “Tempio di Salomone” di San Paolo, appartenente alla Chiesa Universale del Regno di Dio, una denominazione pentecostale (ma sarebbe più esatto dire “neo-pentecostale”) che non ha mai fatto mistero del suo sostegno ai Bolsonaro padre e figlio, e sotto da un lato Flávio in ginocchio durante un culto pentecostale a Rio de Janeiro, e dall’altro Lula mentre bacia una statuetta della Madonna nel corso di una messa a Brasilia. Come a dire (attraverso le immagini): Bolsonaro era il candidato degli evangelici, e Lula quello dei cattolici.

Ma le cose stanno davvero così? In realtà la situazione è molto più complessa. Anzitutto, la Chiesa Universale del Regno di Dio di cui parla il citato articolo de La Repubblica, pur essendo sicuramente una realtà molto numerosa (1,8 milioni di membri in Brasile) e influente, non è “la chiesa pentecostale” e non rappresenta affatto il mondo evangelico nel suo insieme (oltre 60 milioni di credenti) in quanto, come abbiamo già detto – in particolare con la sua “teologia della prosperità” – costituisce uno sviluppo particolare (o una deviazione, se preferite) rispetto al pentecostalesimo classico.

L’area evangelica in Brasile, poi, si articola in una serie di chiese protestanti “tradizionali” o “storiche” (presbiteriani, luterani, metodisti, battisti) e non solo pentecostali e neo-pentecostali. Anche se effettivamente sono questi ultimi ad essere cresciuti in modo esponenziale negli ultimi decenni, portando il protestantesimo brasiliano da circa l’8% della popolazione negli anni ’70 del XX secolo all’attuale 26,9% (censimento del 2022; qualcuno oggi parla addirittura del 35%). Secondo un sondaggio IPSOS del 2023 solo il 38% dei brasiliani si identificherebbe come cattolico, e il 29% come evangelico/protestante.

Se è vero che la maggioranza degli evangelici brasiliani è di orientamento conservatore, molti in realtà da anni sostengono Lula, che in varie occasioni si è rivolto direttamente a loro (l’ultima volta a metà ottobre con una lettera aperta su temi come lo stop alle scommesse on-line, la riduzione della settimana lavorativa, la libertà di culto ecc.). Secondo un’inchiesta del quotidiano spagnolo El País, il 35% di loro aveva già votato per Lula alle elezioni presidenziali del 2022. Vari esponenti evangelici si sono espressi non solo e non tanto a favore di Lula ma soprattutto per la difesa della laicità dello Stato e a favore della giustizia sociale.

Molto attivo è stato il “Fronte di evangelici per lo stato di diritto”, formato da pastori e teologi di tutto il Brasile e di tutte le denominazioni, che sulla sua pagina Facebook commenta così la rielezione di Lula: “Glora a Dio! Ha vinto la speranza! La Bibbia ci insegna che “quelli che seminano con lacrime mieteranno con canti di gioia” (Salmo 126,5). Sono stati giorni di sudore e lacrime, e il popolo brasiliano ha deciso di proseguire il cammino della democrazia, della giustizia sociale e della costruzione di un paese più giusto e solidale… Come credenti impegnati per uno Stato democratico di diritto riaffermiamo la nostra volontà di continuare a lottare per un Brasile in cui nessuno soffra la fame, la dignità umana sia rispettata, la libertà sia garantita e i diritti del popolo siano al primo posto negli interessi dei potenti. Che Dio conceda saggezza al presidente Lula. Che i prossimi quattro anni siano caratterizzati da progressi, dialogo, pace e giustizia” (pagina Facebook del Frente de Evangélicos pelo Estado de Direito).

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