Dio non conquista terra; Dio libera la terra dall’oppressione della violenza
«Venite, guardate le opere del Signore, egli ha fatto cose stupende sulla terra. Egli fa cessare le guerre fino all’estremità della terra; rompe gli archi, spezza le lance, brucia i carri da guerra col fuoco. “Fermatevi”, egli dice, “e sappiate che io sono Dio”».
Salmo 46:8-10
Mentre i potenti della terra si affannano a tracciare mappe e a muovere eserciti per conquistare nuovi spazi, il Salmo 46 ci invita a guardare in una direzione opposta. Le “cose stupende” che Dio compie non riguardano l’abbattimento dei popoli, ma la distruzione sistematica degli strumenti di morte. Dio non conquista terra; Dio libera la terra dall’oppressione della violenza.
L’azione divina descritta dal salmista è un disarmo forzato: archi spezzati, lance frantumate, carri dati alle fiamme. È l’irruzione di una sovranità che nega validità alla forza militare. In un mondo che confida nella deterrenza e nella supremazia delle armi per decidere i destini delle nazioni, la Parola di Dio interviene con un imperativo categorico: «Fermatevi».
Questo invito non è un generico appello alla calma, ma un monito severo rivolto a chiunque pensi che la pace sia il risultato di una vittoria bellica. Fermarsi significa smettere di agitarsi nel tentativo di farsi Dio attraverso il controllo dei territori. Significa riconoscere che la terra non si salva accumulando armamenti, ma deponendoli. Sapere che «Egli è Dio» implica la resa della nostra volontà di potenza.
Solo nel silenzio delle armi distrutte possiamo ascoltare la voce di chi ha creato la terra per la fraternità e non per la conquista. Allora chiediamoci: in cosa riponiamo la nostra sicurezza? Nelle mura e nei confini difesi dal ferro, o nella promessa di un Dio che svuota gli arsenali per restituirci la gioia di abitare il mondo senza paura?
