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  • Efesini 4,29

    di Marco Di Pasquale

    «Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta».
    Tutta la parte dell’Epistola agli Efesini è una esortazione a mettere in atto, nel vivere con gli altri, comportamenti che oggi definiremmo gentili, cioè civili, rispettosi del prossimo, fondamentalmente benevoli e premurosi verso di lui. Non sono regole religiose, comandate da Dio: non è la Legge di Mosè. Si tratta invece di precetti che riducono le occasioni di conflitto e di astio, arrivando a testimoniare, anche attraverso persone semplici e umili, di un più alto fondamento spirituale.

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  • I Corinzi 15,10-11

    di Marco Di Pasquale

    «Ma per grazia di Dio sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana ...».
    Paolo, nel rivolgersi qui ai Corinzi, pare avanzare pretese che potremmo definire abnormi. Ma Paolo, nel versetto precedente, aveva affermato di essere il minimo degli apostoli, e, per dissipare ogni dubbio, aveva aggiunto di essere indegno di questo appellativo, per aver in passato perseguitato la chiesa. Ora però conclude: «Ma per grazia di Dio sono quello che sono». È apostolo non perché ne sia degno ma per grazia di Dio.

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  • Perdono: missione impossibile?

    di Eric Noffke

    Perdono: nell’intera Bibbia c’è forse una parola più difficile da fare nostra? Non implica forse un programma di vita irrealizzabile? Non suona quasi come un oltraggio, di fronte al male che affligge questa umanità sofferente ed assetata di vendetta? Sono domande legittime, perché è facile rimanere sconcertati dal fatto che il lieto messaggio dell’evangelo cristiano si incentri proprio sull’affermazione che Gesù è venuto per donare al mondo il perdono di Dio, chiedendo ai suoi discepoli di fare altrettanto col fratello o con la sorella. Gesù ci chiede di agire con il prossimo come Dio ha agito nei nostri confronti

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  • Romani 12,21

    di Fulvio Ferrario

    «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene»
    Il linguaggio di questo versetto pone da duemila anni lo stesso problema: come conciliarlo con la «realtà»? Quest'ultima, a quanto pare, è il regno dei rapporti di forza e spesso della vera e propria violenza. L'evangelo propone, per contro, una sorta di ideale, bello da proclamare, ma praticamente impossibile da vivere. Di qui le due classiche opzioni: quella che vorrebbe essere radicale, e sventola la bandiera dell'ideale, con sovrana indifferenza nei confronti della realtà; e quella, appunto, «realista», che riserva tutt'al più alla domenica il rispetto per queste parole, nella consapevolezza che, durante la settimana, le regole sono altre.

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  • Michea 6,8

    di Fulvio Ferrario

    «O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?»
    Il messaggio centrale indicato dal versetto di Michea, e dai testi che Un giorno, una parola gli collega in questa 21a settimana dopo Pentecoste, potrebbe essere riassunto così: la volontà di Dio non è un «problema», una «domanda aperta» e nemmeno una «pista di riflessione»; essa è semplice e chiara, la difficoltà non consiste nel comprenderla, bensì nel metterla in pratica. Quello che risulta oscuro, a questo punto, è come mai le chiese si interroghino in modo così intenso e complesso su quello che il Signore chiede «qui e ora».

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