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  • Romani 12, 4-5

    di Stefano D'Amore

    «Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro
    L’immagine del corpo e delle membra è molto cara a Paolo che l’ha utilizzata anche in una lettera ai Corinzi. È chiara e immediata, ma allo stesso tempo per nulla banale e alquanto impegnativa, soprattutto quando viene detto che siamo membra l’uno dell’altro. Il senso è che non siamo solo legati tra di noi perché insieme facciamo parte di un corpo, ma nella Chiesa di Gesù Cristo siamo parte l’uno dell’altro, ci apparteniamo a vicenda.

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  • Matteo 17, 6-8

    di Stefano D'Amore

    «I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore. Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: “Alzatevi, non temete”. Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo.»
    Nel racconto della trasfigurazione non solo il volto di Gesù si trasforma, ma anche la scena stessa. Di fronte alla Parola di Dio, che scende dalla nuvola, i discepoli cadono a terra, presi da timore. Sebbene siano spesso distratti, titubanti o a volte anche assenti, il loro istinto li porta a gettarsi per terra. Interviene la semplicità, la spontaneità del loro cuore e della loro fede: di fronte a Dio ogni protezione crolla, non resta che prostrarsi inermi di fronte alla Sua presenza e coprirsi gli occhi, proprio come avevano fatto Mosè sul Sinai ed Elia nella grotta.

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  • Marco 10,43-44

    di Giovanni Anziani

    «Ma non è così tra voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti.»
    Noi tutti sappiamo che vi sono, oggi, diverse forme di governo, ma forse un fatto accomuna tanti ordinamenti statali: i signori della terra usano il potere per dominare. Ora, seguendo gli eventi del vangelo, ci viene ricordato che i discepoli stanno per rimanere senza il loro maestro. In previsione di questa situazione i discepoli vorrebbero dare inizio alla lotta per la successione: chi sarà il Signore?

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  • Luca 3, 1-2

    di Stefano D'Amore

    «Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caiafa, la parola di Dio fu diretta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.»
    Un uomo vaga per le terre vicine al Giordano. Porta con sé un messaggio nuovo, una notizia che sembrerebbe avere dello straordinario: preparare la venuta del Signore. In quell’anno c’era chi contava veramente, chi esercitava potere, controllava la sfera politica e quella religiosa e i loro nomi sono ben esplicitati. Ma con tante persone “adatte” e munite di mezzi per diffondere ovunque una notizia, Dio rivolge la Sua Parola a Giovanni, nel deserto!

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  • Giacomo 5, 7-8

    di Stefano D'Amore

    «Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Osservate come l'agricoltore aspetta il frutto prezioso della terra pazientando, finché esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dell'ultima stagione. Siate pazienti anche voi; fortificate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina
    Aspettare ed essere pazienti. Attenzione però: Giacomo non invita a “portare pazienza”, a stringere i denti, ad aspettare che le cose passino da sole. Chiede invece una capacità molto più alta. Il termine greco significa “tenacia”, la capacità di vivere con il “respiro lungo”, in una prospettiva che va oltre l’immediato. C’è differenza tra aspettare e attendere.

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